Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
![]()
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
Claudia Annie
Consorzio Monte Bianco
Galleria fotografica
LittleDreamer
TheKanf
Un blog pieno di sorrisi
uno(E)Xdue
adua
alba
alpinismo
amore
auguri
autunno
deserto
dolomiti
edinburgo
emozioni
ghiaccio
greyfriars
libia
mondo
monferrato
natale
neve
nonni
oasi
paris
pensieri
praga
primavera
ricordi
riverwind
sahara
scozia
sella
sogni
tramonto
trekking
tunisia
viaggi
visitato *loading* volte
Ma cher Paris

Era una stanza buia, nessun raggio di sole filtrava dalle serranda e io dormivo, dormivo ben sapendo che fra poco sarebbe successo di tutto, che mi sarei spostato per centinaia di miglia e avrei vissuto un piccolo sogno desiderato e costruito nel tempo. Forse in me già sognavo quei momenti, chissà quante volte m’è capitato di farlo, dieci, cento, mille volte. Il primo giorno vedro questo, il secondo quest’altro, il terzo quest’altro ancora, spesso mi trovo a camminare per le città e per i paesaggi senza sosta, senza mai fermarmi per ore, mi lascio trasportare dalla forza della curiosità di vivere ogni attimo e di scoprire sempre di più la profondità di quelle atmosfere e di quei secondi che in questi viaggi sembrano volare come trasportati da un soffio troppo, troppo veloce. Anche chi mi conosce da anni, non sarebbe capace di riconoscermi in quei momenti, sembro sospinto da qualche strana forza di cui ancora nessun fisico ha avuto modo di scoprirne l’origine, la forza della passione. Ed ecco la sveglia, una corsa per mettere insieme le ultime cose e poi il decollo, il momento più bello. La mia milano sul finestrino sinistro, un saluto profondo a corso Forlanini, laggiù ormai dietro di me che di notte somiglia ad una freccia di luce che perfora il cuore della città in cui abito ormai da sette anni. Poi a distanza la Stazione Centrale illuminata di quei colori seppia come se fosse costruzione d’altri tempi in assoluto contrasto con il grattacielo davanti a lei, due aspetti di una città così uguale e così diversa allo stesso tempo. Ma ormai l’aereo ha preso quota e la direzione è nord-ovest, le nuvole coprono la visione della pianura padana e dei suoi paesini a tela di ragno e mi lasciano la possibilità di chiudere gli occhi ripensando al da farsi non appena atterrato.

Chissà… quel silenzio strano, avvolgente di quei palazzi in tarda notte, quando tutti ormai sono già rivolti al giorno dopo, sembra parlare con il tono di un anziano progenitore, quel tono baritonale, stanco ma ricco di esperienza e di fierezza, sembra voler raccontare la sua storia perché nel bene e nel male non sia mai dimenticata.
Purtroppo al mio risveglio da quel sogno mi rendo conto che la mia immagine, quella che correndo attraversando la pioggia voleva sfidare il tempo, è arrivata al capolinea di quello splendido viaggio. Troppo breve come sempre ma ricco di imperdibili valori che andranno ad aggiungersi alla mia vita. Ecco, come prima mi ritrovo là seduto vicino al mio finestrino di una piccola nicchia in una fusoliera in attesa di staccarmi ancora una volta da quel mondo.
Fra breve rivedrò velocemente quelle piccole luci, color seppia, la senna argentea che disegna un ricamo in mezzo alla nera e circolare città delineata dalla fascia luminosa della sua tangenziale. Scie d’acqua percorrono il finestrino da destra a sinistra e annebbiano le ultime immagini, un saluto dal faro di madame Eiffel e poi ecco la nebbia offuscare la risalita del rientro e conciliare il sonno. Se non avessi con me quelle foto, innumerevoli immagini catturate in quei giorni, potrei anche avere l’impressione di trovarmi al confine di un sogno vissuto però ancora una volta in prima persona.
Al rientro un semplice albero bianco addobbato con pigne e colori un po’ innaturali mi ricordano che anche nel mio piccolo mondo e non solo nel grande fasto della città sognata è l’inizio del più bel periodo dell’anno. Speriamo che questa magia possa donare più felicità di quanta ne percepisco alle persone a cui voglio bene.
Buon Natale.
Giorni d’autunno
Chi arriva ad affermare con convinzione che l’autunno sia una stagione triste sono convinto che non abbia mai avuto l'occasione di trovarsi immerso nella natura. L’autunno dona al mondo colori unici, inaspettati. Non ci si rende conto di come sono finchè non si prova ad ammirarli personalmente; l’atmosfera che creano è tutto fuorchè triste. Il contrasto dei colori di un larice quando sta perdendo le sue foglie aghiformi con l’azzurro del cielo è un vero spettacolo, assaporarlo con il bianco candore delle nevi sulle alte cime rende tutto magico e fuori dal tempo.
Così ho deciso di regalarmi tre giorni in alta montagna, fra le mie valli o almeno fra le valli che più sento mie. La decisione la presi almeno due settimane prima riguardando fotografie d’autunno dell’anno passato e rivivendo parte delle stesse sensazioni già provate. Approfittando di tre giorni di vacanza mi sono immedesimato nel cuore della valdigne che in questi giorni è povera di turisti, ma paradossalmente è incredibilmente più bella del solito. Risalire in mezzo le strette e alte valli all’ombra di svettanti cime imbiancate dalla neve perenne è stata una vera emozione, un’emozione che è percepibile nell’aria, respirando quella fredda brezza del mattino che mantiene un alone di rugiada sui sentieri non ancora esposti al sole. Quanto è bello camminare nell’ombra ma allo stesso tempo vedere gran parte dei versanti rischiarati da una luce arancione, soffusa, quasi volesse anche lei rispettare quel rigore mistico che aleggia in queste giornate. Eppure ciò che si apre davanti agli occhi cresce di momento in momento finchè non arriva a sbottare in tutta la sua forza con immagini pittoresche. E’ difficile non farsi cogliere dall’emozione inaspettatamente e resistere a far sì che una lacrima non stia a provare la propria felicità nel riuscire a vedere e a percepire certe manifestazioni artistiche proprie della mano della natura. Le sue associazioni sono spesso perfette, senza ombra di dubbio degne della miglior mano. Difficilmente di si rende conto di qualcosa fuori posto, spesso ciò che risulta essere fuori posto è l’opera umana purtroppo ma per fortuna quelle valli, in questo periodo risultano essere incontaminate. Trovare qualcuno che abbia il coraggio di sfidare il freddo autunnale per camminare in mezzo a quei posti è davvero un caso, ma quando capita ti rendi conto di quanto siano speciali le persone che sanno apprezzare ciò che provi tu, forse perché in esse si riconosce in parte se stessi Ci si ferma volentieri a parlare per cercare di esprimere la propria soddisfazione nel riuscire a vivere quei momenti, si percepisce la voglia di poter urlare al mondo la propria felicità.
Le conclusioni risultano sempre le stesse, poi ci si guarda attorno, due foto e la speranza di potersi incontrare su per quei sentieri ancora una volta, in futuro. Trovo che sia meraviglioso incontrare casualmente una persona, condividere vite passate, storie mai sentite o raccontate e poi dopo qualche tempo lasciarsi con un in bocca al lupo, per tutto. E quella frase ti ritorna indietro con un tocco di melanconia perché racchiude in sé una miriade di altre cose che vorresti dire ma che non riesci perché è giusto così. In bocca al lupo Anna, per tutto. Te lo ridico qui, già sapendo che questo sarà un messaggio in bottiglia lanciato in mezzo all’oceano e verrà catturato da tutti tranne che da te, perché non lo leggerai mai. Non è da chiedersi il motivo, perché non c’è un motivo, l’ha voluto il destino: incontrarsi in un rifugio abbandonato da chiunque, per sbaglio, risalendo per due strade diverse e poi ridiscendere con un sorriso verso la propria vita. Il bello è che in queste occasioni senti la vera sincerità nelle frasi, intatta e non corrotta da ciò che pensi o da come vivi. Una sincerità pura e schietta, come se l’ambiente in cui sei ti coinvolgesse così tanto da farti dimenticare i modi del quotidiano in cui ti trovi costretto a nasconderti dietro le solite finzioni dettate dalla nostra società.
Attendere il tramonto lassù è una follia, lo so, ma per me è inevitabile. Perché l’allungarsi delle ombre rende il paesaggio ancor più dissimile dalla realtà e i colori ancor più soffusi, tendenti allo scuro trasforma il panorama in una distesa informe, quasi misteriosa. Le sagome dei monti rimangono chiare per gli ultimi raggi e contrastano il buio sottostante sfidandolo, ma non per molto. E’ ora di ripartire, la strada per il ritorno è ancora lunga, e seppure la conosca molto bene, è bene non farsi cogliere troppo presto dall’oscurità della sera. Non rimane che preparare le ultime cose, rimettersi lo zaino in spalla ed iniziare ad incamminarsi: il sentiero si raccoglie in un’ansa alla fine del pianoro, da lì riparte per la forte discesa verso valle. Mi giro… il rifugio sulla destra, il ghiacciaio arancione di fronte a me, il lago gelato in fondo sulla sinistra, quella tiepida roccia sulla quale sono stato sdraiato tutto il pomeriggio, la meticolosità con cui il ruscello, noncurante di ciò che accade attorno a sé, continua a parlare. Quando ecco che lassù l’apparizione fulminea di venere nella profondità del cielo mi ricorda che il tempo è finito e non posso attendere oltre.
Il mio sguardo si rattrista nel voltarmi nuovamente verso il fondovalle, ma consapevole dell’inevitabile, eccomi iniziare la discesa verso l’oscurità dell’ignoto accompagnato dall’apparizione delle prime stelle.
Sahara

Mal d’Africa? Ne avevo sentito parlare anni fa, nemmeno troppi se devo essere sincero, tutti ne parlano come di una straordinaria attrazione con cui quel continente è in grado di colpire e far sì da renderne difficile la rinuncia per il nostro viver quotidiano. A dirla così sembra davvero grossa, una sorta di amore implacabile, un colpo di fulmine talmente intenso da mettere in discussione tutti i parametri di vita presi in considerazione fino a quel momento, una rinuncia quasi totale pur di non separarsi da un ambiente. Una persona che non ha mai avuto la fortuna di vedere l’africa o che l’ha vista solo in fotografia potrebbe pensare che sia una maniera per ingrandire la curiosità dei viaggiatori oppure una violenta roboanza sentimentale lasciata ai posteri dagli spiriti più romantici. Ho sentito parlare addirittura di paure legate a questo mito, paure di raggiungere il continente africano per poi non riuscirne ad evitare la separazione. A dir la verità non ho mai sopportato granchè questi discorsi: è come dire di aver paura dell’ignoto per non uscire dalla propria quotidianità oppure ancora di aver paura di innamorarsi per scoprire un nuovo sentimento. Assurdo! Certo, possiamo anche tentare di chiuderci nel nostro beneamato monticello di casa, lavoro e famiglia, ma quando un giorno dovremo confrontarci con noi stessi potremo davvero mentirci dicendo di aver vissuto? Non voglio contestare le abitudini di chi si accontenta di cos’ha, ma la vita è qualcosa di più ritengo, qualcosa per cui valga davvero la pena di rischiare di innamorarsi e di modificare la propria vita pur di accogliere in sé nuove esperienze, nuove speranze. Ho deciso di partire per la Tunisia non soltanto per passare due settimane sotto il suo cielo assolato ma per comprendere un’altra cultura e per conoscere posti diversi, così tanto diversi per la verità sebbene risultino essere così vicini. Al mio ritorno devo ammettere che è stata una scelta azzeccata, o meglio: una delle scelte più azzeccate; mi sono allontanato così tanto dal mio mondo, dal mio paesello come non credevo si potesse fare fin d’ora. Purtroppo la gente tunisina ha una brutta concezione di noi italiani, la maggior parte di loro ci usa sapendo che è l’unica maniera che hanno per trarne profitto. Alcuni però hanno voglia di raccontarsi e di aprirsi al di là delle solite facezie, di raccontare della loro gente, delle loro origini e della loro vita famigliare. Certo, le occasioni per parlare con queste persone è necessario cercarsele altrimenti gli unici rapporti instaurabili sono quelli dell’esemplare ingenuo che viene costantemente e ripetutamente fregato ai negozietti del centro, ma se si ha un po’ di pazienza e se non si ha timore di addentrarsi nel paese, tutto è più semplice. Bisogna investire tempo e trovare le persone giuste. E’ bello e nostalgico sentir parlare tunisini che lavorano nei souk di Tunisi della loro famiglia vicino al grande Erg, centinaia di chilometri a sud. Sentir parlare della nostalgia di vederli due, tre volte l’anno, del loro piccolo pezzo di terreno sabbioso e di come usano difenderlo da serpenti e scorpioni. Delle coltivazioni di datteri nelle oasi e del motivo che li ha spinti nel caos più incredibile di un’antica città araba.
Scendere lungo il Sahel e vedere come cambia il territorio è incredibile, prima colline verdi, ricche di bassi vigneti e di qualche agrumeto, poi ulivi… sterminate piantagioni di ulivi prima fittissime e poi rade, sempre più rade fino a sparire per poi lasciare il posto a bassi cespugli in mezzo a un terreno ad alta rilevanza sabbiosa.
Il caldo incrementa mentre si scende verso sud, più ci si addentra nel continente e più lo si percepisce, sebbene sia molto secco. Passare lungo quelle strade assolate, senza un albero, senza un’ombra a distanza di chilometri crea nel proprio cuore uno stato di ansia accostato a un’incessante voglia di scoprire la prossima trasformazione del territorio.
Ogni tanto un villaggio lungo la strada, qualche albero, persone sedute appena fuori dall’ingresso delle loro case a guardare il mondo, il loro solito mondo. In lontananza l’Atlante Sahariano, l’ultima catena di monti prima del deserto, certo… parlare di monti è forse eccessivo ma sono alti quanto basta per frenare i venti caldi del Sahara e lo stesso deserto verso la parte rigogliosa del paese. Oltre il deserto roccioso dell’Atlante ecco infine l’immensa pianura ondosa di sabbia. Ogni tanto ancora delle oasi stanno ad indicare che questa è solo la periferia del nulla e che la direzione da intraprendere è forzatamente verso ovest. Quello che viene chiamato deserto roccioso è un vero paesaggio lunare, colline in tufo, rossastre, all’apparenza prive di ogni tipo di vita. Se si ha la pazienza di ammirare con maggiore accortezza però spesso si intravedono delle grotte ai lati delle colline, questa è la vera terra dei Berberi che hanno abitato terre invivibili per riuscire a sopravvivere alle scorrerie dell’invasione turca.
La fortuna di poter assistere alla notte di San Lorenzo nell’oasi di Tamerza rende il tutto più magico: assistere allo spettacolo pirotecnico naturale passeggiando lungo viali immersi in fitti palmizi avvicina il significato antico delle oasi. La cascata delle Perseidi è proprio come vederla da pascoli di alta montagna con l’unica differenza che qui l’orizzonte è immenso, non ha davvero limiti. Le ultime luci della sera lasciano spazio alle prime lacrime di San Lorenzo, contarle è inutile, sono troppe. Alcune spettacolari solcano il cielo da parte a parte rischiarando per pochi attimi anche le sabbie del deserto. Il fascino che genera tutto questo è indescrivibile, non è fotografabile, né raccontabile, è una delle tante storie che vanno provate di persona.
Sono felice in questo momento, sono felice perché riesco ancora a meravigliarmi della bellezza del mondo che ho attorno. Il giorno successivo ci siamo trovati ad ammirare l’alba in mezzo al Chott el Jerid, un immenso deserto di sale all’estremità ovest della Tunisia, quasi al confine con l’Algeria, ed ancora meraviglia per un’alba intagliata in un cielo quasi nuvoloso. Il cielo di mille colori riflesso sulla sabbia bianca, qualche pozza d’acqua ferrosa ogni tanto, il silenzio del vento, unico rumore in mezzo a quella distesa. Il fascino dell’ignoto e dell’incontaminato è il sovrano di quei paesaggi. Se penso adesso che ogni giorno in mezzo a quel luogo si può assistere a uno spettacolo così bello… ritorna un po’ di nostalgia. Probabilmente il mal d’africa consiste proprio in questo. Nel ricordo di una delle poche zone del nostro pianeta davvero incontaminate e libere dagli insediamenti umani, nel ricordo di uno dei pochi luoghi ove l’uomo non è ancora riuscito a spodestare la natura dal suo legittimo trono e dove ogni cosa ha ancora il giusto senso.
Una ricordo impresso nella mente è la figura di un attimo di vita in un’altra oasi nei pressi di Douz. Un bimbo a cavalcioni su un ciuchino carico di sacchi, la sua faccia illuminata mentre gli passavamo di fianco e al levar della mano per il saluto ecco il suo sbracciare quasi a festa, il suo sguardo sorridente. Subito davanti forse il nonno con in mano le redini per indicare la strada di casa, vederlo levare lo sguardo verso la strada e sorriderci stancamente sentendo la gioia del nipote. Probabilmente tornavano dopo aver fatto spese al mercatino vicino casa, vederli su quella strada gialla di sabbia con ogni tanto qualche bianca casa delimitata da muri alti per evitare che la sabbia non arrivi a riprendersi il terreno, mi ha ricordato scene di vita raccontate dai miei nonni tanto tempo fa. La differenza stava nel luogo e nel tempo, ma in molti luoghi di questo mondo il tempo si è fermato, i cellulari non hanno campo e non c’è telefono fisso, ma si sorride ancora a un auto che corre veloce.
L'inizio di una nuova avventura

Vento caldo, sabbia, fauna a me sconosciuta, non sono mai stato in Africa e domani si parte. Sono alla caccia di qualcosa di veramente nuovo, voglio vedere le porte del Sahara. Me l'immagino strano, immenso, senza confini. Quello di cui sono a caccia, come sempre, non è vedere in realtà qualcosa di nuovo, bensì aspirarne l'atmosfera che suscita per carpirne nuove emozioni e perchè no per raccontarle come spesso uso fare anche su questo blog. Molti mi hanno parlato dei rischi di quel paese e della vicina Libia ove, se mi sarà concesso dai doganieri, andrò per vedere alcune oasi, ma io spero di riuscire a infiltrarmi in quel territorio così da poter vivere davvero e non come un turista altri luoghi stupendi.
A sud purtroppo quel paese è militarizzato, dicono che sia occupato da fondamentalisti provenienti dagli stati limitrofi, per cui il rischio temo che sarà elevato, ma sono deciso a dare il meglio di me, mi informerò sul luogo e cercherò di comprendere fin dove mi potrò spingere senza rischiare pesantemente.
Le oasi dicono che siano uno spettacolo da non poter narrare, solo vedendole con i propri occhi, sentendone i suoi con le proprie orecchie dicono che si possa davvero capire la bellezza di quei posti. Io credo che la cosa più bella, quello che più mi attirerà, sarà il contrasto, la differenza del loro orizzonte e il grande trasformismo della morfologia di quel territorio.
Una parte di me freme dalla voglia di godere di quei momenti, l'altra è lesa dalla mancanza della possibilità di vivere di più le mie montagne. Oggi sono stato a salutarle, sono tornato al Mezzalama, un rifugio che non vedevo da qualche anno, molto bello quel panorama, molto bella quella traversata del ghiacciaio dalla forcella dei salati all'ombra del ghiacciaio del Lys. Ma di questo ne parlerò un'altra volta... Rimango in attesa dell'istante del decollo, attimo che delinea con precisione l'avvio verso una nuova, seppur breve, avventura. Questa volta il mio cammino seguirà il percorso di un'ombra, l'ombra dell'unica palma che con coraggio ha sfidato da sola i pericoli del deserto cui è ospite.
Un caro augurio di buone vacanze a tutti i viaggiatori...
GreyFriars

Pensieri e poesie
Stavo viaggiando in auto, ero in autostrada... mi piace viaggiare in auto, mi rilassa anche se sono alla guida, ancorpiù di sera, i fari accesi, la notte attorno, i confini delimitati che lasciano tanto all'immaginazione.
Ho letto una frase l'altro giorno: "la notte si impossessa delle parole". La trovo magnifica perchè la sento mia tanto la sento vera. La notte, l'oscurità permette di immaginare, pensare, vagheggiare nei propri pensieri e scorgere magari quello che di giorno non si riesce a vedere perchè troppo presi dalla vita, dal correre, dalla repentinità degli avvenimenti. Per questo mi piace l'oscurità e viaggiare con essa, perchè congiunge il piacere del movimento a quello dell'immaginazione. In ogni caso stavo pensando, stavo pensando alla poesia. Mercoledì ho rivisto dopo quasi diciotto anni "L'attimo fuggente", ottima interpretazione di Robin Williams ma non solo. Diciotto anni fa ricordo che la classe 2H del mio ex liceo si è trasferita di mattina al vecchio cinema della mia città a vedere un film in programmazione apposta per noi, che evento! Una mattina fuori dalle solite aule, una mattina diversa dal solito. Così all'improvviso ci siamo trovati davanti alle scene di questo piccolo capolavoro. Non sono presenti effetti speciali, nè eventi epici, ma tanta semplicità! Ha fatto così tanto colpo che ci son voluti diciotto anni per rivederlo! Qualcuno potrebbe pensare, macchè, impossibile... non gli è piaciuto per niente e sta facendo sarcasmo. Invece no, per alcune curiose vicende assolutamente casuali ogni volta che si presentava in programmazione c'era un impegno, la mancanza di un VHS o di un DVD per registrarlo, oppure lo scoprivo troppo in ritardo, magari addirittura, come spesso accade, il giorno dopo. Ecco perchè sono passati diciotto anni per poter far mie nuovamente quelle scene. Come costruire una bella sceneggiatura da un argomento così semplice, comune... la poesia e il rapporto tra una classe di liceo e un professore che non ha paura di uscire dai suoi canoni e che ama far vedere la realtà dei propri pensieri.
Ma che cos'è davvero la poesia? Se apro un dizionario e leggo il significato proposto, trovo scritto:"singolo componimento in versi, specie di breve estensione". Stupido dizionario! No, la poesia è davvero qualcosa di più di quattro parole messe in croce. La poesia non è solo un componimento, può essere tante cose. La poesia è musica, la poesia è un'immagine, la poesia è una situazione, la poesia è un film, una rappresentazione a teatro, un rapporto con una persona, un panorama, un tramonto, un cielo stellato, un orizzonte aperto, é un sacco di altre cose... La poesia è dentro di noi, nella nostra mente e noi siamo in grado di darle vita grazie a delle emozioni, degli effetti che toccano nel vivo il nostro essere. Credo sia uno dei più bei doni che abbiamo, quello di riuscire ad esternare queste emozioni, non facili da raccontare, perchè sono ben radicate e in alcuni... molto nascoste. Ognuno le da risalto quand'è toccato sul suo punto più debole,
alcuni sentendo musica, altri guardando un panorama, altri ancora vivendo un momento unico della giornata o della vita, un tramonto, ecc... ecc... Come viene esternata una poesia... in mille modi differenti, ognuno ha il suo... alcuni hanno la capicità di scriverla in versi, come suggerisce il dizionario, gli altri... gli altri la sentono dentro e la pensano fino a sentirsi un pochino più grandi, realizzati, più incredibilmente unici. Chi è capace la realizza su una tela utilizzando un pennello e pochi colori, oppure la compone scrivendo una composizione melodica di sette note su di uno spartito, oppure ancora cerca di catturarla, spesso inesorabilmente e di farla rimanere viva nell'infinito. Io amo inseguirla e vivere nell'illusione di poterla davvero catturare e far mia per sempre. Non mi rammarico di non riuscire a imprigionarla, arrivarci a farlo infatti è davvero un'illusione, un po' come lo è la vita: un insieme di illusioni che ci invogliano a cercare di scoprire sempre qualcosa di più reale e tangibile. Un augurio, rivolto ad una persona in particolare: mi raccomando, non fermarti mai di cercarla dentro di te la poesia! Credo che esternare ostinatamente la ricerca sia una delle cose più belle che possiamo far nostre, perchè oltre a rendere eterno l'attimo vissuto, aiuta anche le persone che ci conoscono a percepire quel piccolo evento accaduto da altre visuali prima incomprensibili. Questo ci arricchisce in qualche maniera e fa sì che si riesca a giungere alla soddisfazione finale della nostra esistenza.
Niege

Finalmente la mia neve!!
Stamane ho avuto tempo per rimettermi in viaggio e raggiungere uno dei più bei posti della valle d'Aosta. Come sempre il grigiore milanese diventa un azzurro incredibile in quei posti, quasi per far risaltare qualcosa di più bello. Un bel sole incisivo ha accompagnato tutta la giornata, con un indimenticabile tramonto in Val Ferret.
La risalita invece non è stata così semplice come credevo. Il programma era fantastico, un classico: risalita da La Thuile per le cascate del Ruitor fino al Rifugio Deffeyes. D'estate la risalita è abbastanza semplice un paio d'ore di cammino spedito, mille metri di dislivello circa, d'inverno è più complesso per vari motivi, neve, ghiaccio, freddo e poco allenamento. Dopo aver litigato con un vigile di La Thuile per riuscire a passare per una strada innevata, riesco ad arrivare prossimo alla frazione dalla quale usualmente si parte per quest'avventura. Sono le 8.30 circa e il sole ha appena fatto capolino sulle vette in valle si sente ancora quel frescore notturno, ma il cielo limpido, completamente azzurro invoglia una rapida risalita quasi per far sì di non perdere troppo tempo nella parte più brutta del sentiero.
La prima parte è noiosa, semplice... ma la mente è già lassù, oltre le cascate ad immaginarsi come può essere d'inverno il mio Ruitor visto da così vicino. Carico tutto l'equipaggiamento di cui posso aver necessità: acqua, cioccolato, felpa pesante, canocchiale, ciaspe, ramponi, racchette, guanti, berretto e una piccozza...non si sa mai. Naturalmente la macchina fotografica è già al collo, non potrei mai dimenticarla in una giornata così speciale.
E' tutto fantastico, annuso l'aria... è fresca, molto fresca... mi guardo attorno... sulla superficie della neve si vedono dei cristalli molto grossi anche se il manto è assolutamente secco segno che non c'è umidità ma di notte si sono raggiunte temperature molto rigide: troverò ghiaccio. Nessun problema sono attrezzato per superare ghiaccio anche in pendenza. Prendo il via, lascio l'auto parcheggiata in una strada molto innevata ma il vigile mi ha assicurato dopo aver discusso che non avrebbero chiuso la strada. Che bella sorpresa scendere con gli ultimi raggi di sole del pomeriggio e trovarsi con l'auto bloccata da un metro di neve... Incrocio le dita, punto il naso in alto e inizio a prendere il ritmo.
E' tutto stupendo, il manto nevoso è quasi intaccato qua e là si scorgono impronte di zoccoli a piè pari, sicuramente sono passati dei caprioli. Dove sono ora infatti non è molto alto: rasento i 1500 metri di quota e spesso la fauna montana scende nei periodi invernali a queste altezze per facilitarsi il compito di trovare cibo.
Ma ecco dopo un quarto d'ora di cammino o poco più la vera partenza del sentiero, è difficile riconoscerla da com'è d'estate. Per questo adoro la neve, perchè il suo manto bianco crea una sorta di realtà parallela; tutto è uguale e diverso sia per le forme che per i colori ovviamente. Sorrido felice e procedo per la mia strada... Oltrepasso il torrente Ruitor, incredibile è quasi interamente sommerso, il ponticello è interamente coperto dalla neve polverosa, camminarci sopra è fantastico sembra di camminare su dello zucchero a velo. Non è per niente faticoso nè si rischia di scivolare, sono proprio contento ma non voglio farmi illusioni, più si sale e più le temperature sono rigide e sicuramente il manto nevoso e l'acqua dei torrentelli avranno creato qualche difficoltà.

Raggiungo senza difficoltà la prima cascata dopo un quarto d'ora, è incredibile! L'acqua è quasi interamente forzata all'interno di un grosso cumulo di ghiaccio, il rumore della cascata è sordo e lontano!! D'estate è quasi impossibile parlare dal rumore che genera. Non perdo l'occasione di scattare qualche foto a quella meravigliosa scultura naturale.
Il bosco è quasi inesistente ormai, in quella zona sono presenti tutti larici e le foglie aghiformi sono interamente a terra. Contrariamente all'estate quindi si ha una vasta visione di tutto il bosco, questi scheletri di larici mettono un po' di tristezza ma il sole sta alzandosi e tutto comincia a rischiararsi meglio. Di fronte a me uno spettacolo: il Dente del Gigante illuminato di rosso... che meraviglia! Sulla sinistra il Colle grande ovvero la punta principale del Monte Bianco ha un leggero baffo bianco che spunta dal suo spartiacque, questo è segno di forte vento d'alta quota. Potrebbe cambiare il tempo ma non nelle prossime quattro ore, non c'è una nuvola a vista d'occhio.
La salita in questo punto è più verticale, com'è ovvio dovento portare a termine un dislivello di oltre mille metri...
Ma ecco, dopo un'ulteriore mezz'ora di cammino, una difficoltà: un torrente deviato sul sentiero, tutto completamente gelato. Provo a sondare il ghiaccio: è una lastra unica, solida perfetta. Pare uno specchio d'acqua. Non c'è niente da fare! Ringrazio di essermi portato dietro i ramponi li indosso e comincio a fare il primo passo per saggiarne la stabilità.
Usare i ramponi su un lastrone ghiacciato dopo che non se n'è fatto uso per qualche mese è sempre molto strano. Danno la sensazione di sicurezza, ma il passo è inevitabilmente lento e deciso perchè è necessario che gli speroni facciano salda presa sul terreno che altrimenti sarebbe molto scivoloso. Tutto sembra perfetto quando.... toc! Un passo deciso con il piede destro e un rumore sordo... sento il rampone destro mobile, non fa presa per cui tengo l'equilibro sul piede sinistro aiutato dai bastoncini. Alzo il piede per vedere che è successo ma il rampone si divide in due e il pezzo posteriore cade a terra e scivola giù nella scarpata. Una parolaccia... il punto di fissaggio del rampone destro aveva deciso di cedere dopo più di tre anni di buon servizio....proprio lì, proprio nel momento del bisogno. Una parolaccia, due, tre, quattro. Poi inizio a pensare, non posso muovermi con il piede destro. Senza rampone scivolerei perdendo l'equilibrio... A sinistra la parete terrosa molto perpendicolare. Mi appoggio e mi guardo dietro, avrò fatto una decina di passi, non posso rischiare ad avanzare, poi a tornare indietro sarebbero dolori. Non posso usare le ciaspe il ghiaccio è solido è assolutamente deforme, la plastica rigida renderebbe poco sicura la penetrazione dei ramponcini presenti nella parte sottostante.
Faccio un salto deciso di 90 gradi sul piede sinistro. Il rampone tiene e sono stabile sul piede sinistro. Aiutato dai bastoni tento la discesa saltellando sul piede sinistro. Ammetto di avere un po' di paura, sotto c'è un bello strapiombo anche se la presenza di qualche larice sul bordo mi da sicurezza.
Ce la faccio ad arrivare sul bordo, mi siedo, bevo, mangio un po' di cioccolato e penso al caso e alla disdetta. Non c'è modo di proseguire, dovrò rinunciare alla meta.
Mi do dello stupido e rido, poteva succedere ben di peggio di non arrivare alla meta, sono appena le dieci di mattina cambio i piani... come sempre sono un maestro nel variare i piani: discesa rapida, risalita in auto fino a Courmayeur, risalita a piedi fino a Planpinceaux e passeggiata sulla neve fino in fondo a val Ferret. Poi nel tardo pomeriggio discesa a Courmayeur per far shopping!! Bè di sicuro dovrò comperare un paio di ramponi!!

Ebbene così ho fatto... ed è stata ugualmente una giornata stupenda, un tramonto favoloso dalla mia chiesetta lassù in Val Ferret, un bellissimo giro per i negozi di Courmayeur tra la gente e l'atmosfera natalizia e per finire un buonissimo e caldo cappuccino in uno dei locali d'atmosfera alpina con una fetta di torta tipica.

Come sempre mi è andata bene, per il futuro e per chiunque vada in montagna, è sempre necessario ricordarsi che quei posti non sono sempre amichevoli ed è necessario non prefiggersi mete, ma accontentarsi di ciò che si può raggiungere senza rischiare la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita. E' bello poter raggiungere certi luoghi...il loro candore e il silenzio che li caratterizza fanno star bene ma bisogna ricordarsi che avremo sempre almeno un'altra opportunità per andarci e non per forza dobbiamo metterci in pericolo o ancor peggio rischiare la vita di altre persone, il bello e la soddisfazione che ne deriva consiste proprio nella riuscita del raggiungimento sapendo di non aver rischiato in nessuna occasione, avendo insomma rispettato le regole... le regole che la natura, in questo caso la montagna, determina e che nessuno ha il diritto o il potere di ridiscuterle.
Quel sogno che è il Natale
Ed eccoci, come per magia, di nuovo al 24 dicembre. Molti dicono.... un giorno come un altro. Per me no, non è un giorno come un altro, è un'immagine di ciò che è bello e sono contento che sia così non tanto per tuffarmi nel qualunquismo quotidiano ma per spiegare ciò che significa per me sentire il Natale.
Ho letto una frase ieri:"Buon Natale a tutti quelli che ci credono ancora"
Ebbene sentire il Natale per me significa riuscire a provare ancora qualche emozione, diversificare il quotidiano, rendersi conto di quanto brillano le stelle e di quanto è bello vivere essendo se stessi e sorridere di tutto ciò che è triste e apparentemente senza senso.
Molti dicono che Natale dovrebbe essere tutti i giorni, magari potesse esserlo... purtroppo nella vita di oggi abbiamo poco tempo per capire e ricordarsi dello spirito del natale, ma per un giorno è giusto fermarsi ed accorgersi delle piccole cose, vivere la propria vita al rallentatore. Ci si accorge di tante cose il giorno del Natale... Ci si accorge di un sorriso, che avresti tanto desiderato vedere per ogni mattina, ci si accorge di una piccola stella che brilla lassù e che sempre di più abbiamo dedicato, di un tramonto lontano che sta indicando che un altro giorno è passato senza che tu non sia più tornato in quel posto ed è l'occasione per ricordarsi di mille cose passate di cui è ingiusto dimenticarsi perchè ogni emozione dimenticata è un'emozione persa.
Ed è bello potersi dedicare un giorno intero a ricordarsi e a sentire quanto si sta bene con tutto ciò che abbiamo attorno a noi ed è giusto comunicarlo. Un po' come si fermasse il tempo penso a tutto ciò che amo di più, la mia personalità è solitaria, un po' come un lupo essa vaga per valli innevate guardandosi avanti e cercando di affrontare i pericoli della vita in solitudine, perchè solo così si cresce davvero ma mai dimenticherò i miei genitori, i miei amici e i miei amori perchè essi mi indicano la via come le costellazioni indicavano ai viandanti di una volta la via da percorrere e mai si oscurerà il bene che voglio a loro!
Lassù è sera ormai e un altro giorno sta passando, lassù è così, come si vede in quell'immagine di pini, neve e rocce. Anche questa Vigilia sta passando. Le nubi sono grige e sembrano portare neve in nottata, una notte di Natale sotto la neve, una notte di Natale passata a guardar fuori dalla finestra della camera da letto senza stancarsi di guardare... con il naso all'insù come se un fiocco fosse diverso dall'altro, sempre uguale ma sempre diverso allo stesso tempo fino ad addormentarsi senza accorgersene sotto il tepore di un piumone. Risvegliarsi all'alba...dal chiarore del rinfrangersi dei primi raggi dell'alba riflessi dalle pareti del monte innevato, alzarsi e non smettere di pensare a quant'è bello il mondo, a quanto è bello viverlo e a quanto è bello riuscire ad emozionarsi per uno spettacolo che magari molti non riescono nemmeno a comprendere. Ringraziare il cielo per riuscire a capirlo e voler rivivere quei momenti per sempre.
Quest'immagine la dedico a te, perchè ci tengo a farti un piccolo regalo, così per farti sorridere!! anche se oggi non avrai molto tempo proprio per questo ti auguro di trovare sempre il tempo di fermarti, pensare e sorridere perchè ne vale la pena sempre!
Piccolo dipinto autunnale

Ieri stavo leggendo un libro, anzi a dir la verità un capitolo in particolare di un libro che mi ha consigliato un'amica prima delle vacanze. Ho avuto un po' di difficoltà a trovarlo questo benedetto libro, ma la curiosità e lo stile di questo autore mi è piaciuta subito e la voglia di leggere ancora le sue storie hanno messo in moto la mia ferrea volontà e adesso è nelle mie mani grazie alle mitiche Messaggerie: che farei senza di loro?
Dicevo... uno scrittore nemmeno a farlo apposta di racconti, racconti legati alla sopravvivenza in ambienti che di primo acchito potrebbero non sembrare ostili, ma lo diventano a patto che non si dia loro il giusto peso e non si prendano le dovute cautele. Ha iniziato la sua prima attività nella porzione di Dolomiti che i vecchi del luogo chiamano Cadore. Il buon vecchio Cadore ovvero le Dolomiti orientali, palcoscenico della prima guerra mondiale e mere osservatrici di operazioni ricche non solo di sangue e tragedie ma anche di spirito, morale ed onore. Insomma ricche di quello spirito cavalleresco che è d'uopo tra le genti montane forse perchè una volta vivere in quei luoghi risultava essere veramente difficile e ci si aiutava, per quanto fosse possibile anche fra nemici.
Sembra strano leggere di onore in una guerra ma posso assicurare che sono capitati eventi che ai giorni nostri sembrerebbero davvero inverosimili.
Potrei raccontarne a decine, ma questa volta mi limiterò a parlare del nostro buon Simpson. Non sto parlando di Burt Simpson, ovviamente. Immagino già le facce di alcuni amici pronti a raccogliere la battuta servita su un piatto d'argento!
Entrando maggiormente nello specifico l'autore parla della sua prima esperienza con le crode cadorine ed in particolare di posti che considero la mia casa per certi versi: uno dei posti più belli e austeri del mondo: la valle del Boite ed in particolare la strada che da Cortina porta a Misurina attraverso il passo Tre Croci. Quella strada è immersa in un meraviglioso bosco di larici e d'autunno, quando i loro aghi sono ormai ingialliti e parzialmente caduti a terra, si intravedono a distanza gli attacchi del Pomagagnon e del Cristallo. Se si ha la fortuna di salire per quelle strade una mattina successiva ad una nottata di bufera la magia sarà ancora più evidente. La roccia cristallina coperta da un lieve manto nevoso e i larici appena spolverati da quello che da l'impressione di essere zucchero a velo rendono quei luoghi così pittoreschi da renderli quasi inimmaginabili. Spesso, pur conoscendoli bene, ho avuto la stessa sensazionale sensazione di meraviglia. Raggiungere il lago Scin, un laghetto spettacolare immerso fra gli aghi gialli dei larici pronti per l'inverno non fa nient'altro che ricordare quanto sia bello poter rivivere certi momenti. Ma lo spettacolo non finisce... arrivando a Misurina infatti si apre un favoloso anfiteatro montano. Potrei parlare dei nomi delle crode che vi si affacciano per ore, ma non sarebbe abbastanza. E' necessario vederle per capire e saperle apprezzare.
E' tutto così vicino ma anche così ben distribuito, come se uno scultore avesse azzeccato alla perfezione le altezze e gli slanci della sua opera. Una poesia alla vita, una vera opera d'arte... Come lo è il laghetto d'Antorno che sopra Misurina è una vera balconata tra l'Antelao e le sovrastanti Tre Cime di Lavaredo.
Tutto questo per raccontare la mia meraviglia di quando ho letto del suo racconto minuzioso della risalita su al Rifugio Auronzo e Lavaredo sotto le Tre Cime.
Le Tre cime, conosciute anche come Drei Zinnen dagli austrici, è uno dei massicci dolomitici più noti e amati al mondo. Non bisogna essere alpinisti per conoscerlo, perchè si vede immagine di esso ovunque si parli di montagna. Non è l'altezza la sua peculiarità, per un soffio non arriva a misurare 3000 metri, ma lo è la forma unica, il colore della roccia e la difficoltà di arrampicata.
Il colore della roccia, dipende in gran parte dal colore del cielo e dal riflesso che il sole ha su quello che possiamo definire quasi "cristallo". Con sole pieno sarà bianco brillante mentre di sera e di mattina, quando i raggi del sole raggiungono la tangenza all'orizzonte, diventerà giallo, arancione e poi rosso.
Uno spigolo però... uno spigolo della cima piccola è conosciuto come spigolo giallo ed ha la peculiarità di essere molto molto difficile da scalare per la sua verticalità. Uno strapiombo di trecento metri su una parete completamente uniforme, un vero pericolo. Solo Emilio Comici riuscì nell'impresa la prima volta, e la sua sfida oltre a rimanere motivo d'orgoglio per l'alpinismo italiano attirò tutti i più conosciuti alpinisti stranieri che avrebbero voluto provare le stesse sensazioni ripercorrendo la strada da lui aperta.
Così fece lo stesso Simpson, sia lungo lo Spigolo Giallo che sulla Cima Grande e ciò che ha descritto è davvero ciò che ci si poteva aspettare... estrema difficoltà e sensazioni forti.
Leggendo quelle pagine mi è tornato alla mente quante volte da quella forcella, la forcella Lavaredo, ho provato le sensazioni di seguire con il binocolo ogni cima dell'orizzonte dalla Torre Di Toblin al Paterno alle stesse Tre Cime per cercare qualche "pazzo scatenato" con la voglia di rischiare la propria vita in cambio di un'emozione.
La domanda è quanto vale la pensa rischiare per un'emozione di questo genere? Preferisco non rivolgerla a me stesso, perchè so che non riuscirei mai a raggiungere quei posti per altri motivi. Chi una mattina di ottobre ha la volontà di prendere corda e chiodi per quest'avventura credo non se la ponga nemmeno questa domanda perchè credo abbia nel sangue quella voglia di rischiare per sentirsi arrivato lassù dove solo i più coraggiosi incoscenti (permettetemi l'ossimoro) riescono ad arrivare.
Certo che che da lassù la vita ha tutto un altro significato e pochi riescono davvero a capire quanto sia bello scoprirlo.
Ritorno a casa

Il rientro è duro come al solito perchè è come svegliarsi da un bel sogno, un sogno di tranquillità e di pace, situazioni che non sono propriamente della vita di tutti i giorni, anche se dovrebbero esserlo per star bene davvero.La vacanza, anche se non è proprio ciò che mi aspetto da un periodo di relax è stata incantevole, c'erano tutti gli ingredienti tranne uno per poter vivere felici. Non dirò cosa mancava, perchè trovo che sia superflo specificarlo. C'era il mare, la sua tranquillità, la sua infinitezza; la purezza del cielo che permetteva una serena visione della volta celeste; c'era la costa che con le sua molte forme non stancava mai la visione del mare. Una sera mi è capitato di scendere sulla costa e fermarmi per tanto tempo in riva al mare e pensare, pensare. Trovo sia stupendo quasi addormentarsi in riva all'oceano, guardando l'orizzonte di notte. Qualche luce in lontananza, una nave che transita... l'infinito di fronte, pensare di essere quasi in capo al mondo, in mezzo al mare, in sua balia... L'ho trovato splendido. La differenza di paesaggio delle Canarie è spettacolare, l'oceano così piatto, infinitamente piatto e le vette del centro isola. Di certo non potevo evitare di salire sulle sue vette... Pensare di essere a duemila metri in mezzo all'oceano è stata una sensazione unica al mondo, mai provata prima d'ora. Vedere il centro isola poi ha dato la sensazione di essere davvero altrove, in mezzo alla Monument Valley, vedere picchi spuntare da valli aride con flora tropicale e le cime coperte da pini mediterranei è un contrasto bellissimo, avrei passato la mia vita lassù, sopra la Cruz di Tejeda ad osservare l'orizzonte e a fotografarlo per non dimenticarne ogni suo piccolo dettaglio. Lassù in cima, un parco naturale... poco dopo un'aquila ha attraversato il cielo volando da un alto picco, non è stato difficile riconoscerla, le sue penne, la sua apertura alare, aveva a che fare con qualcosa di incredibile, proprio lì in mezzo all'oceano...poco sotto è pieno di cocorite, gabbiani... e sui picchi aquile e falchi. Lassù su quel sentiero di terriccio argilloso era come se fossi a casa, la sensazione era quella. Nessuno aveva avuto l'idea di percorrerlo da tempo credo, non c'erano impronte, gente nessuno... nessun rumore di civiltà... chi può desiderare di arrivare in cima a un picco in mezzo all'oceano? Mi rendo conto di non essere normale, ma lo considero quasi un pregio nel mondo di oggi.
A me ha dato la sensazione di provare qualcosa di nuovo e di bello. Mi sono seduto su un sasso e ho passato tempo ad immaginare cosa potesse essere lassù la notte, di certo non avrei potuto attenderla, ma mi sarebbe piaciuto. In cima al picco di fronte a me, il picco delle nevi, c'è un grande osservatorio astronomico militare, chissà che spettacolo stare seduti su quel sasso e guardare. Probabilmente non sarei più sceso :-)
Ma non solo...scendere per le valli dell'isola, strette, lungo strade tagliate nella roccia, raggiungere la pianura per poi salire di nuovo...
E ancora... provare per la prima volta un sottomarino, scendere sotto 60 metri di acqua senza bombole...vedere relitti e branchi di pesci senza aver muta e boccaglio... Stare all'interno del Resort, ridere con amici, ma anche discutere ebbri di alcool fino a tarda notte, tutto ha avuto il sapore di una bella vacanza.Ovvio i momenti negativi ci sono stati ma è anche vero che li dobbiamo affrontare ogni giorno della nostra vita.Qualche piccolo rimpianto l'ho ancora, avrei voluto visitare meglio l'isola e vederla in particolari momenti della giornata. Avrei voluto riuscire una mattina ad alzarmi in tempo per poter correre all'alba in spiaggia... ecco una cosa che amo: correre sulla spiaggia di mattina presto, all'alba, avere il sole alle spalle o di fronte agli occhi e sentire le gambe bagnarsi di acqua freschissima delle onde che sopraggiungono, sentire lo sprofondare lieve dei piedi nella sabbia appena bagnata... Sono riuscito a farlo un giorno al tramonto e cercherò di portare con me le sensazioni che m'ha dato per lungo lungo tempo.
Ormai però il volo è terminato; questa è solo una bellissima replica di ciò che è stato e che non tornerà più. Come sempre ecco un altro bell'aneddoto di vita che ritorna a far parte dei ricordi con il sapore di un breve ma stupendo capitolo del mio libro.