Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
![]()
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
Claudia Annie
Consorzio Monte Bianco
Galleria fotografica
LittleDreamer
TheKanf
Un blog pieno di sorrisi
uno(E)Xdue
adua
alba
alpinismo
amore
auguri
autunno
deserto
dolomiti
edinburgo
emozioni
ghiaccio
greyfriars
libia
mondo
monferrato
natale
neve
nonni
oasi
paris
pensieri
praga
primavera
ricordi
riverwind
sahara
scozia
sella
sogni
tramonto
trekking
tunisia
viaggi
visitato *loading* volte
Ma cher Paris

Era una stanza buia, nessun raggio di sole filtrava dalle serranda e io dormivo, dormivo ben sapendo che fra poco sarebbe successo di tutto, che mi sarei spostato per centinaia di miglia e avrei vissuto un piccolo sogno desiderato e costruito nel tempo. Forse in me già sognavo quei momenti, chissà quante volte m’è capitato di farlo, dieci, cento, mille volte. Il primo giorno vedro questo, il secondo quest’altro, il terzo quest’altro ancora, spesso mi trovo a camminare per le città e per i paesaggi senza sosta, senza mai fermarmi per ore, mi lascio trasportare dalla forza della curiosità di vivere ogni attimo e di scoprire sempre di più la profondità di quelle atmosfere e di quei secondi che in questi viaggi sembrano volare come trasportati da un soffio troppo, troppo veloce. Anche chi mi conosce da anni, non sarebbe capace di riconoscermi in quei momenti, sembro sospinto da qualche strana forza di cui ancora nessun fisico ha avuto modo di scoprirne l’origine, la forza della passione. Ed ecco la sveglia, una corsa per mettere insieme le ultime cose e poi il decollo, il momento più bello. La mia milano sul finestrino sinistro, un saluto profondo a corso Forlanini, laggiù ormai dietro di me che di notte somiglia ad una freccia di luce che perfora il cuore della città in cui abito ormai da sette anni. Poi a distanza la Stazione Centrale illuminata di quei colori seppia come se fosse costruzione d’altri tempi in assoluto contrasto con il grattacielo davanti a lei, due aspetti di una città così uguale e così diversa allo stesso tempo. Ma ormai l’aereo ha preso quota e la direzione è nord-ovest, le nuvole coprono la visione della pianura padana e dei suoi paesini a tela di ragno e mi lasciano la possibilità di chiudere gli occhi ripensando al da farsi non appena atterrato.

Chissà… quel silenzio strano, avvolgente di quei palazzi in tarda notte, quando tutti ormai sono già rivolti al giorno dopo, sembra parlare con il tono di un anziano progenitore, quel tono baritonale, stanco ma ricco di esperienza e di fierezza, sembra voler raccontare la sua storia perché nel bene e nel male non sia mai dimenticata.
Purtroppo al mio risveglio da quel sogno mi rendo conto che la mia immagine, quella che correndo attraversando la pioggia voleva sfidare il tempo, è arrivata al capolinea di quello splendido viaggio. Troppo breve come sempre ma ricco di imperdibili valori che andranno ad aggiungersi alla mia vita. Ecco, come prima mi ritrovo là seduto vicino al mio finestrino di una piccola nicchia in una fusoliera in attesa di staccarmi ancora una volta da quel mondo.
Fra breve rivedrò velocemente quelle piccole luci, color seppia, la senna argentea che disegna un ricamo in mezzo alla nera e circolare città delineata dalla fascia luminosa della sua tangenziale. Scie d’acqua percorrono il finestrino da destra a sinistra e annebbiano le ultime immagini, un saluto dal faro di madame Eiffel e poi ecco la nebbia offuscare la risalita del rientro e conciliare il sonno. Se non avessi con me quelle foto, innumerevoli immagini catturate in quei giorni, potrei anche avere l’impressione di trovarmi al confine di un sogno vissuto però ancora una volta in prima persona.
Al rientro un semplice albero bianco addobbato con pigne e colori un po’ innaturali mi ricordano che anche nel mio piccolo mondo e non solo nel grande fasto della città sognata è l’inizio del più bel periodo dell’anno. Speriamo che questa magia possa donare più felicità di quanta ne percepisco alle persone a cui voglio bene.
Buon Natale.
Giorni d’autunno
Chi arriva ad affermare con convinzione che l’autunno sia una stagione triste sono convinto che non abbia mai avuto l'occasione di trovarsi immerso nella natura. L’autunno dona al mondo colori unici, inaspettati. Non ci si rende conto di come sono finchè non si prova ad ammirarli personalmente; l’atmosfera che creano è tutto fuorchè triste. Il contrasto dei colori di un larice quando sta perdendo le sue foglie aghiformi con l’azzurro del cielo è un vero spettacolo, assaporarlo con il bianco candore delle nevi sulle alte cime rende tutto magico e fuori dal tempo.
Così ho deciso di regalarmi tre giorni in alta montagna, fra le mie valli o almeno fra le valli che più sento mie. La decisione la presi almeno due settimane prima riguardando fotografie d’autunno dell’anno passato e rivivendo parte delle stesse sensazioni già provate. Approfittando di tre giorni di vacanza mi sono immedesimato nel cuore della valdigne che in questi giorni è povera di turisti, ma paradossalmente è incredibilmente più bella del solito. Risalire in mezzo le strette e alte valli all’ombra di svettanti cime imbiancate dalla neve perenne è stata una vera emozione, un’emozione che è percepibile nell’aria, respirando quella fredda brezza del mattino che mantiene un alone di rugiada sui sentieri non ancora esposti al sole. Quanto è bello camminare nell’ombra ma allo stesso tempo vedere gran parte dei versanti rischiarati da una luce arancione, soffusa, quasi volesse anche lei rispettare quel rigore mistico che aleggia in queste giornate. Eppure ciò che si apre davanti agli occhi cresce di momento in momento finchè non arriva a sbottare in tutta la sua forza con immagini pittoresche. E’ difficile non farsi cogliere dall’emozione inaspettatamente e resistere a far sì che una lacrima non stia a provare la propria felicità nel riuscire a vedere e a percepire certe manifestazioni artistiche proprie della mano della natura. Le sue associazioni sono spesso perfette, senza ombra di dubbio degne della miglior mano. Difficilmente di si rende conto di qualcosa fuori posto, spesso ciò che risulta essere fuori posto è l’opera umana purtroppo ma per fortuna quelle valli, in questo periodo risultano essere incontaminate. Trovare qualcuno che abbia il coraggio di sfidare il freddo autunnale per camminare in mezzo a quei posti è davvero un caso, ma quando capita ti rendi conto di quanto siano speciali le persone che sanno apprezzare ciò che provi tu, forse perché in esse si riconosce in parte se stessi Ci si ferma volentieri a parlare per cercare di esprimere la propria soddisfazione nel riuscire a vivere quei momenti, si percepisce la voglia di poter urlare al mondo la propria felicità.
Le conclusioni risultano sempre le stesse, poi ci si guarda attorno, due foto e la speranza di potersi incontrare su per quei sentieri ancora una volta, in futuro. Trovo che sia meraviglioso incontrare casualmente una persona, condividere vite passate, storie mai sentite o raccontate e poi dopo qualche tempo lasciarsi con un in bocca al lupo, per tutto. E quella frase ti ritorna indietro con un tocco di melanconia perché racchiude in sé una miriade di altre cose che vorresti dire ma che non riesci perché è giusto così. In bocca al lupo Anna, per tutto. Te lo ridico qui, già sapendo che questo sarà un messaggio in bottiglia lanciato in mezzo all’oceano e verrà catturato da tutti tranne che da te, perché non lo leggerai mai. Non è da chiedersi il motivo, perché non c’è un motivo, l’ha voluto il destino: incontrarsi in un rifugio abbandonato da chiunque, per sbaglio, risalendo per due strade diverse e poi ridiscendere con un sorriso verso la propria vita. Il bello è che in queste occasioni senti la vera sincerità nelle frasi, intatta e non corrotta da ciò che pensi o da come vivi. Una sincerità pura e schietta, come se l’ambiente in cui sei ti coinvolgesse così tanto da farti dimenticare i modi del quotidiano in cui ti trovi costretto a nasconderti dietro le solite finzioni dettate dalla nostra società.
Attendere il tramonto lassù è una follia, lo so, ma per me è inevitabile. Perché l’allungarsi delle ombre rende il paesaggio ancor più dissimile dalla realtà e i colori ancor più soffusi, tendenti allo scuro trasforma il panorama in una distesa informe, quasi misteriosa. Le sagome dei monti rimangono chiare per gli ultimi raggi e contrastano il buio sottostante sfidandolo, ma non per molto. E’ ora di ripartire, la strada per il ritorno è ancora lunga, e seppure la conosca molto bene, è bene non farsi cogliere troppo presto dall’oscurità della sera. Non rimane che preparare le ultime cose, rimettersi lo zaino in spalla ed iniziare ad incamminarsi: il sentiero si raccoglie in un’ansa alla fine del pianoro, da lì riparte per la forte discesa verso valle. Mi giro… il rifugio sulla destra, il ghiacciaio arancione di fronte a me, il lago gelato in fondo sulla sinistra, quella tiepida roccia sulla quale sono stato sdraiato tutto il pomeriggio, la meticolosità con cui il ruscello, noncurante di ciò che accade attorno a sé, continua a parlare. Quando ecco che lassù l’apparizione fulminea di venere nella profondità del cielo mi ricorda che il tempo è finito e non posso attendere oltre.
Il mio sguardo si rattrista nel voltarmi nuovamente verso il fondovalle, ma consapevole dell’inevitabile, eccomi iniziare la discesa verso l’oscurità dell’ignoto accompagnato dall’apparizione delle prime stelle.
Ricordi

Ieri sono tornato sulle mie colline, le colline dei miei nonni per la verità, i miei nonni paterni. Il posto è vicino ad Aqui Terme, proprio in mezzo al monferrato. Un posto particolare, ma per me un posto di ricordi.
Da tanto non tornavo in quei posti, da tanto non rivedevo quella terra eppure lì ho passato un sacco di sabati e domeniche in ogni stagione. Io non ho mai amato profondamente i miei nonni paterni, non saprei dire perché in realtà ma non posso dire di aver voluto loro bene come mi è capitato per molte altre persone. Il loro atteggiamento è sempre stato austero e conflittuale con chiunque, un atteggiamento che sento così lontano dalla mia natura che credo che abbia frenato in qualche modo la mia capacità di voler bene. Però sono rimasto molto affezionato a quegli spicchi di luce in mezzo ai vigneti, a quegli alberi cresciuti ogni tanto qua e là tra i filari e a tutti i momenti che ho vissuto in mezzo a quei campi.
Ricordo le corse, i momenti di vendemmia, i tentativi vani di risalita sugli alberi per cogliere un frutto, ma non solo, ricordo le primavere, le notti, la magia delle notti in quei posti. Tutto ciò che di giorno era chiaro e verde, pulito e sicuro, diventava di notte gotico e misterioso. Ricordo le lucciole e le lanterne fatte con esse all’epoca della maturazione del grano e alle passeggiate fatte con quelle lanterne. Ripensandoci mi sovvengono i momenti e le sensazioni delle passeggiate notturne. Quella sensazione di aver dietro il mistero che insegue la tua strada, quei rumori notturni che tutto sembrano tranne che naturali, il canto dei grilli e la lieve brezza che calma l’arsura del terreno ancora caldo dalla stupenda giornata assolata appena trascorsa. Il sentire rumori in lontananza, nel buio, il latrare di un cane che avrebbe presto acceso altri latrati a volte più lontani, altre più vicini. Una luce laggiù in fondo tra gli alberi stava ad indicare una casa, un deciso vociare per impartire ordini di silenzio ai cani e poi di nuovo silenzio perfetto lasciando per una volta la voce alla natura. La bellezza di quei momenti era unica, in quel tempo sentivo che potesse bastarmi più di ogni altra cosa, poter sentire quei rumori, quegli infiniti dialoghi portati dal silenzio. Mi piaceva fermarmi ad ascoltarli e magari sedermi su un muretto lì attorno e perdermi nella notte d’estate di quella terra. Spesso con me c’era la vecchia Adua, il cane a cui sono rimasto più affezionato poiché ha accompagnato i momenti spensierati della mia vita. Lei era dolce, stava lì in silenzio a guardarmi e guardarsi attorno, spesso seduta, quasi riuscisse a percepire quello che percepivo io e poi gli sguardi si incrociavano quando per sbaglio la cercavo. Ma di lei parlerò un’altra volta. Ricordo gli effetti della luce della luna sul verde, tutto diventava sovrannaturale, argenteo, ma nitido e meno tetro. Anche sotto i grandi alberi si intravedeva la sua luce e i giochi d’ombra che proiettava per terra illuminava fievolmente permettendo di seguire il cammino verso dove la mia mente voleva vagheggiare. Spesso il mio punto di arrivo era lassù, la sommità della collina più alta. Salire per quei sentieri era faticoso, ricordo che spesso raggiungevano delle pendenze molto robuste, ma era bello anche per quello, perché più in alto si andava più si apriva agli occhi un vero paesaggio da fiaba. Su quella sommità era presente una cappelletta, una piccola chiesa a misura d’uomo con un piccolo esemplare di campanile. Lì si diceva messa il giorno di S. Rocco, per tramutare quella domenica in un vero giorno di gran festa. Ma di notte lassù non c’era nessuno davvero e arrivato in cima mi sedevo sul piccolo muricciolo che l’accompagnava alla fine del vigneto. E che magia… era il colle più alto dei dintorni, nelle sere illuminate dalla luna si vedeva tutto da lassù, tutto il monferrato rischiarato da una luce lattea ma tenue, non forte e fastidiosa come sarebbe stato dodici ore più tardi. Spesso una lieve brezza allietava la serata e non di rado provocava il leggero scampanare della sommità della chiesetta. Mio padre, guardando verso sud, si sforzava di farmi vedere anche il mare da lassù ma io non sono mai riuscito a vederlo probabilmente era racchiuso nei suoi ricordi. Forse con un po’ di fantasia… ma di sicuro da lassù sembrava di poter vedere i confini del mondo anche senza essere così alto. Era l’immaginazione della fanciullezza che spesso permette di vedere cose che mai più si riusciranno nemmeno ad immaginare. Lo sembrava davvero. Spesso infatti si hanno delle visioni un po’ distorte quando si è piccoli, a misura di bambino direi, da grande rivedendo gli stessi posti non di rado si rimane tanto delusi. Io non lo sono stato però. Non sono stato deluso, quella immagine è come se fosse tornata davanti ai miei occhi e come se l’avessi riavuta, come per incantamento. Da lassù ho rivisto i boschi di nocciole, dove amavo perdermi perché il sottobosco lì era tutto sempre molto pulito, correre sull’erba tagliata mi è sempre piaciuto, il suo profumo era buono e i rami folti dei noccioli in estate rallentavano gli effetti del calore estivo.
Sdraiarsi là sotto e guardarsi attorno, più avanti un campo sterminato di granturco appena spuntato e sulla destra il Rio Crosio che dopo epoche si è scavato la sua via nel tufo addentrandosi nella terra. Ah che ricordi quelli… mio nonno che prendeva un arnese per la potatura e mi invitava a scendere con lui sul fondo del Rio, bè scendere su quel versante lungo il sentierino tenuto sempre pulito era bellissimo. Sembrava di entrare in una foresta di altri ambienti, di altri mondi. Gli alberi altissimi sopra di noi coprivano quasi del tutto la luce solare lasciando filtrare solo il minimo indipesensabile per riuscire a vederci attorno. Poi laggiù il rumore dello scrosciare dell’acqua e più a monte, una cascata. Lui si divertiva a potare, ed io a memorizzare quelle sensazioni, quei profumi, quelle immagini per far sì che io adesso, riguardandole le senta vive come se fossero momenti trascorsi proprio ieri quando invece ormai sono passati ormai più di vent’anni. Mio nonno poco dopo quei momenti ci ha lasciati e ripensandoci… tutto torna più vero quando tornando verso casa trovo ancora la vecchia croce in mezzo a un filare che mi ricorda una vita.
Adesso un grande ciliegio sta alle sue spalle e i petali dei suoi fiori rosa e bianchi formano un bellissimo tappeto colorato sul verde smeraldo dell’erba di primavera. Non so perché ma mio padre e mio nonno prima di lui usava piantare una nuova pianta alla morte di qualcuno che aveva segnato una linea fondamentale nella loro vita. Credo che volesse trattenere i ricordi della morte nell’inizio di una nuova vita o almeno così ho sempre voluto intendere.
Pensieri e poesie
Stavo viaggiando in auto, ero in autostrada... mi piace viaggiare in auto, mi rilassa anche se sono alla guida, ancorpiù di sera, i fari accesi, la notte attorno, i confini delimitati che lasciano tanto all'immaginazione.
Ho letto una frase l'altro giorno: "la notte si impossessa delle parole". La trovo magnifica perchè la sento mia tanto la sento vera. La notte, l'oscurità permette di immaginare, pensare, vagheggiare nei propri pensieri e scorgere magari quello che di giorno non si riesce a vedere perchè troppo presi dalla vita, dal correre, dalla repentinità degli avvenimenti. Per questo mi piace l'oscurità e viaggiare con essa, perchè congiunge il piacere del movimento a quello dell'immaginazione. In ogni caso stavo pensando, stavo pensando alla poesia. Mercoledì ho rivisto dopo quasi diciotto anni "L'attimo fuggente", ottima interpretazione di Robin Williams ma non solo. Diciotto anni fa ricordo che la classe 2H del mio ex liceo si è trasferita di mattina al vecchio cinema della mia città a vedere un film in programmazione apposta per noi, che evento! Una mattina fuori dalle solite aule, una mattina diversa dal solito. Così all'improvviso ci siamo trovati davanti alle scene di questo piccolo capolavoro. Non sono presenti effetti speciali, nè eventi epici, ma tanta semplicità! Ha fatto così tanto colpo che ci son voluti diciotto anni per rivederlo! Qualcuno potrebbe pensare, macchè, impossibile... non gli è piaciuto per niente e sta facendo sarcasmo. Invece no, per alcune curiose vicende assolutamente casuali ogni volta che si presentava in programmazione c'era un impegno, la mancanza di un VHS o di un DVD per registrarlo, oppure lo scoprivo troppo in ritardo, magari addirittura, come spesso accade, il giorno dopo. Ecco perchè sono passati diciotto anni per poter far mie nuovamente quelle scene. Come costruire una bella sceneggiatura da un argomento così semplice, comune... la poesia e il rapporto tra una classe di liceo e un professore che non ha paura di uscire dai suoi canoni e che ama far vedere la realtà dei propri pensieri.
Ma che cos'è davvero la poesia? Se apro un dizionario e leggo il significato proposto, trovo scritto:"singolo componimento in versi, specie di breve estensione". Stupido dizionario! No, la poesia è davvero qualcosa di più di quattro parole messe in croce. La poesia non è solo un componimento, può essere tante cose. La poesia è musica, la poesia è un'immagine, la poesia è una situazione, la poesia è un film, una rappresentazione a teatro, un rapporto con una persona, un panorama, un tramonto, un cielo stellato, un orizzonte aperto, é un sacco di altre cose... La poesia è dentro di noi, nella nostra mente e noi siamo in grado di darle vita grazie a delle emozioni, degli effetti che toccano nel vivo il nostro essere. Credo sia uno dei più bei doni che abbiamo, quello di riuscire ad esternare queste emozioni, non facili da raccontare, perchè sono ben radicate e in alcuni... molto nascoste. Ognuno le da risalto quand'è toccato sul suo punto più debole,
alcuni sentendo musica, altri guardando un panorama, altri ancora vivendo un momento unico della giornata o della vita, un tramonto, ecc... ecc... Come viene esternata una poesia... in mille modi differenti, ognuno ha il suo... alcuni hanno la capicità di scriverla in versi, come suggerisce il dizionario, gli altri... gli altri la sentono dentro e la pensano fino a sentirsi un pochino più grandi, realizzati, più incredibilmente unici. Chi è capace la realizza su una tela utilizzando un pennello e pochi colori, oppure la compone scrivendo una composizione melodica di sette note su di uno spartito, oppure ancora cerca di catturarla, spesso inesorabilmente e di farla rimanere viva nell'infinito. Io amo inseguirla e vivere nell'illusione di poterla davvero catturare e far mia per sempre. Non mi rammarico di non riuscire a imprigionarla, arrivarci a farlo infatti è davvero un'illusione, un po' come lo è la vita: un insieme di illusioni che ci invogliano a cercare di scoprire sempre qualcosa di più reale e tangibile. Un augurio, rivolto ad una persona in particolare: mi raccomando, non fermarti mai di cercarla dentro di te la poesia! Credo che esternare ostinatamente la ricerca sia una delle cose più belle che possiamo far nostre, perchè oltre a rendere eterno l'attimo vissuto, aiuta anche le persone che ci conoscono a percepire quel piccolo evento accaduto da altre visuali prima incomprensibili. Questo ci arricchisce in qualche maniera e fa sì che si riesca a giungere alla soddisfazione finale della nostra esistenza.
Quel sogno che è il Natale
Ed eccoci, come per magia, di nuovo al 24 dicembre. Molti dicono.... un giorno come un altro. Per me no, non è un giorno come un altro, è un'immagine di ciò che è bello e sono contento che sia così non tanto per tuffarmi nel qualunquismo quotidiano ma per spiegare ciò che significa per me sentire il Natale.
Ho letto una frase ieri:"Buon Natale a tutti quelli che ci credono ancora"
Ebbene sentire il Natale per me significa riuscire a provare ancora qualche emozione, diversificare il quotidiano, rendersi conto di quanto brillano le stelle e di quanto è bello vivere essendo se stessi e sorridere di tutto ciò che è triste e apparentemente senza senso.
Molti dicono che Natale dovrebbe essere tutti i giorni, magari potesse esserlo... purtroppo nella vita di oggi abbiamo poco tempo per capire e ricordarsi dello spirito del natale, ma per un giorno è giusto fermarsi ed accorgersi delle piccole cose, vivere la propria vita al rallentatore. Ci si accorge di tante cose il giorno del Natale... Ci si accorge di un sorriso, che avresti tanto desiderato vedere per ogni mattina, ci si accorge di una piccola stella che brilla lassù e che sempre di più abbiamo dedicato, di un tramonto lontano che sta indicando che un altro giorno è passato senza che tu non sia più tornato in quel posto ed è l'occasione per ricordarsi di mille cose passate di cui è ingiusto dimenticarsi perchè ogni emozione dimenticata è un'emozione persa.
Ed è bello potersi dedicare un giorno intero a ricordarsi e a sentire quanto si sta bene con tutto ciò che abbiamo attorno a noi ed è giusto comunicarlo. Un po' come si fermasse il tempo penso a tutto ciò che amo di più, la mia personalità è solitaria, un po' come un lupo essa vaga per valli innevate guardandosi avanti e cercando di affrontare i pericoli della vita in solitudine, perchè solo così si cresce davvero ma mai dimenticherò i miei genitori, i miei amici e i miei amori perchè essi mi indicano la via come le costellazioni indicavano ai viandanti di una volta la via da percorrere e mai si oscurerà il bene che voglio a loro!
Lassù è sera ormai e un altro giorno sta passando, lassù è così, come si vede in quell'immagine di pini, neve e rocce. Anche questa Vigilia sta passando. Le nubi sono grige e sembrano portare neve in nottata, una notte di Natale sotto la neve, una notte di Natale passata a guardar fuori dalla finestra della camera da letto senza stancarsi di guardare... con il naso all'insù come se un fiocco fosse diverso dall'altro, sempre uguale ma sempre diverso allo stesso tempo fino ad addormentarsi senza accorgersene sotto il tepore di un piumone. Risvegliarsi all'alba...dal chiarore del rinfrangersi dei primi raggi dell'alba riflessi dalle pareti del monte innevato, alzarsi e non smettere di pensare a quant'è bello il mondo, a quanto è bello viverlo e a quanto è bello riuscire ad emozionarsi per uno spettacolo che magari molti non riescono nemmeno a comprendere. Ringraziare il cielo per riuscire a capirlo e voler rivivere quei momenti per sempre.
Quest'immagine la dedico a te, perchè ci tengo a farti un piccolo regalo, così per farti sorridere!! anche se oggi non avrai molto tempo proprio per questo ti auguro di trovare sempre il tempo di fermarti, pensare e sorridere perchè ne vale la pena sempre!