Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
![]()
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
Claudia Annie
Consorzio Monte Bianco
Galleria fotografica
LittleDreamer
TheKanf
Un blog pieno di sorrisi
uno(E)Xdue
adua
alba
alpinismo
amore
auguri
autunno
deserto
dolomiti
edinburgo
emozioni
ghiaccio
greyfriars
libia
mondo
monferrato
natale
neve
nonni
oasi
paris
pensieri
praga
primavera
ricordi
riverwind
sahara
scozia
sella
sogni
tramonto
trekking
tunisia
viaggi
visitato *loading* volte
Ma cher Paris

Era una stanza buia, nessun raggio di sole filtrava dalle serranda e io dormivo, dormivo ben sapendo che fra poco sarebbe successo di tutto, che mi sarei spostato per centinaia di miglia e avrei vissuto un piccolo sogno desiderato e costruito nel tempo. Forse in me già sognavo quei momenti, chissà quante volte m’è capitato di farlo, dieci, cento, mille volte. Il primo giorno vedro questo, il secondo quest’altro, il terzo quest’altro ancora, spesso mi trovo a camminare per le città e per i paesaggi senza sosta, senza mai fermarmi per ore, mi lascio trasportare dalla forza della curiosità di vivere ogni attimo e di scoprire sempre di più la profondità di quelle atmosfere e di quei secondi che in questi viaggi sembrano volare come trasportati da un soffio troppo, troppo veloce. Anche chi mi conosce da anni, non sarebbe capace di riconoscermi in quei momenti, sembro sospinto da qualche strana forza di cui ancora nessun fisico ha avuto modo di scoprirne l’origine, la forza della passione. Ed ecco la sveglia, una corsa per mettere insieme le ultime cose e poi il decollo, il momento più bello. La mia milano sul finestrino sinistro, un saluto profondo a corso Forlanini, laggiù ormai dietro di me che di notte somiglia ad una freccia di luce che perfora il cuore della città in cui abito ormai da sette anni. Poi a distanza la Stazione Centrale illuminata di quei colori seppia come se fosse costruzione d’altri tempi in assoluto contrasto con il grattacielo davanti a lei, due aspetti di una città così uguale e così diversa allo stesso tempo. Ma ormai l’aereo ha preso quota e la direzione è nord-ovest, le nuvole coprono la visione della pianura padana e dei suoi paesini a tela di ragno e mi lasciano la possibilità di chiudere gli occhi ripensando al da farsi non appena atterrato.

Chissà… quel silenzio strano, avvolgente di quei palazzi in tarda notte, quando tutti ormai sono già rivolti al giorno dopo, sembra parlare con il tono di un anziano progenitore, quel tono baritonale, stanco ma ricco di esperienza e di fierezza, sembra voler raccontare la sua storia perché nel bene e nel male non sia mai dimenticata.
Purtroppo al mio risveglio da quel sogno mi rendo conto che la mia immagine, quella che correndo attraversando la pioggia voleva sfidare il tempo, è arrivata al capolinea di quello splendido viaggio. Troppo breve come sempre ma ricco di imperdibili valori che andranno ad aggiungersi alla mia vita. Ecco, come prima mi ritrovo là seduto vicino al mio finestrino di una piccola nicchia in una fusoliera in attesa di staccarmi ancora una volta da quel mondo.
Fra breve rivedrò velocemente quelle piccole luci, color seppia, la senna argentea che disegna un ricamo in mezzo alla nera e circolare città delineata dalla fascia luminosa della sua tangenziale. Scie d’acqua percorrono il finestrino da destra a sinistra e annebbiano le ultime immagini, un saluto dal faro di madame Eiffel e poi ecco la nebbia offuscare la risalita del rientro e conciliare il sonno. Se non avessi con me quelle foto, innumerevoli immagini catturate in quei giorni, potrei anche avere l’impressione di trovarmi al confine di un sogno vissuto però ancora una volta in prima persona.
Al rientro un semplice albero bianco addobbato con pigne e colori un po’ innaturali mi ricordano che anche nel mio piccolo mondo e non solo nel grande fasto della città sognata è l’inizio del più bel periodo dell’anno. Speriamo che questa magia possa donare più felicità di quanta ne percepisco alle persone a cui voglio bene.
Buon Natale.
Niege

Finalmente la mia neve!!
Stamane ho avuto tempo per rimettermi in viaggio e raggiungere uno dei più bei posti della valle d'Aosta. Come sempre il grigiore milanese diventa un azzurro incredibile in quei posti, quasi per far risaltare qualcosa di più bello. Un bel sole incisivo ha accompagnato tutta la giornata, con un indimenticabile tramonto in Val Ferret.
La risalita invece non è stata così semplice come credevo. Il programma era fantastico, un classico: risalita da La Thuile per le cascate del Ruitor fino al Rifugio Deffeyes. D'estate la risalita è abbastanza semplice un paio d'ore di cammino spedito, mille metri di dislivello circa, d'inverno è più complesso per vari motivi, neve, ghiaccio, freddo e poco allenamento. Dopo aver litigato con un vigile di La Thuile per riuscire a passare per una strada innevata, riesco ad arrivare prossimo alla frazione dalla quale usualmente si parte per quest'avventura. Sono le 8.30 circa e il sole ha appena fatto capolino sulle vette in valle si sente ancora quel frescore notturno, ma il cielo limpido, completamente azzurro invoglia una rapida risalita quasi per far sì di non perdere troppo tempo nella parte più brutta del sentiero.
La prima parte è noiosa, semplice... ma la mente è già lassù, oltre le cascate ad immaginarsi come può essere d'inverno il mio Ruitor visto da così vicino. Carico tutto l'equipaggiamento di cui posso aver necessità: acqua, cioccolato, felpa pesante, canocchiale, ciaspe, ramponi, racchette, guanti, berretto e una piccozza...non si sa mai. Naturalmente la macchina fotografica è già al collo, non potrei mai dimenticarla in una giornata così speciale.
E' tutto fantastico, annuso l'aria... è fresca, molto fresca... mi guardo attorno... sulla superficie della neve si vedono dei cristalli molto grossi anche se il manto è assolutamente secco segno che non c'è umidità ma di notte si sono raggiunte temperature molto rigide: troverò ghiaccio. Nessun problema sono attrezzato per superare ghiaccio anche in pendenza. Prendo il via, lascio l'auto parcheggiata in una strada molto innevata ma il vigile mi ha assicurato dopo aver discusso che non avrebbero chiuso la strada. Che bella sorpresa scendere con gli ultimi raggi di sole del pomeriggio e trovarsi con l'auto bloccata da un metro di neve... Incrocio le dita, punto il naso in alto e inizio a prendere il ritmo.
E' tutto stupendo, il manto nevoso è quasi intaccato qua e là si scorgono impronte di zoccoli a piè pari, sicuramente sono passati dei caprioli. Dove sono ora infatti non è molto alto: rasento i 1500 metri di quota e spesso la fauna montana scende nei periodi invernali a queste altezze per facilitarsi il compito di trovare cibo.
Ma ecco dopo un quarto d'ora di cammino o poco più la vera partenza del sentiero, è difficile riconoscerla da com'è d'estate. Per questo adoro la neve, perchè il suo manto bianco crea una sorta di realtà parallela; tutto è uguale e diverso sia per le forme che per i colori ovviamente. Sorrido felice e procedo per la mia strada... Oltrepasso il torrente Ruitor, incredibile è quasi interamente sommerso, il ponticello è interamente coperto dalla neve polverosa, camminarci sopra è fantastico sembra di camminare su dello zucchero a velo. Non è per niente faticoso nè si rischia di scivolare, sono proprio contento ma non voglio farmi illusioni, più si sale e più le temperature sono rigide e sicuramente il manto nevoso e l'acqua dei torrentelli avranno creato qualche difficoltà.

Raggiungo senza difficoltà la prima cascata dopo un quarto d'ora, è incredibile! L'acqua è quasi interamente forzata all'interno di un grosso cumulo di ghiaccio, il rumore della cascata è sordo e lontano!! D'estate è quasi impossibile parlare dal rumore che genera. Non perdo l'occasione di scattare qualche foto a quella meravigliosa scultura naturale.
Il bosco è quasi inesistente ormai, in quella zona sono presenti tutti larici e le foglie aghiformi sono interamente a terra. Contrariamente all'estate quindi si ha una vasta visione di tutto il bosco, questi scheletri di larici mettono un po' di tristezza ma il sole sta alzandosi e tutto comincia a rischiararsi meglio. Di fronte a me uno spettacolo: il Dente del Gigante illuminato di rosso... che meraviglia! Sulla sinistra il Colle grande ovvero la punta principale del Monte Bianco ha un leggero baffo bianco che spunta dal suo spartiacque, questo è segno di forte vento d'alta quota. Potrebbe cambiare il tempo ma non nelle prossime quattro ore, non c'è una nuvola a vista d'occhio.
La salita in questo punto è più verticale, com'è ovvio dovento portare a termine un dislivello di oltre mille metri...
Ma ecco, dopo un'ulteriore mezz'ora di cammino, una difficoltà: un torrente deviato sul sentiero, tutto completamente gelato. Provo a sondare il ghiaccio: è una lastra unica, solida perfetta. Pare uno specchio d'acqua. Non c'è niente da fare! Ringrazio di essermi portato dietro i ramponi li indosso e comincio a fare il primo passo per saggiarne la stabilità.
Usare i ramponi su un lastrone ghiacciato dopo che non se n'è fatto uso per qualche mese è sempre molto strano. Danno la sensazione di sicurezza, ma il passo è inevitabilmente lento e deciso perchè è necessario che gli speroni facciano salda presa sul terreno che altrimenti sarebbe molto scivoloso. Tutto sembra perfetto quando.... toc! Un passo deciso con il piede destro e un rumore sordo... sento il rampone destro mobile, non fa presa per cui tengo l'equilibro sul piede sinistro aiutato dai bastoncini. Alzo il piede per vedere che è successo ma il rampone si divide in due e il pezzo posteriore cade a terra e scivola giù nella scarpata. Una parolaccia... il punto di fissaggio del rampone destro aveva deciso di cedere dopo più di tre anni di buon servizio....proprio lì, proprio nel momento del bisogno. Una parolaccia, due, tre, quattro. Poi inizio a pensare, non posso muovermi con il piede destro. Senza rampone scivolerei perdendo l'equilibrio... A sinistra la parete terrosa molto perpendicolare. Mi appoggio e mi guardo dietro, avrò fatto una decina di passi, non posso rischiare ad avanzare, poi a tornare indietro sarebbero dolori. Non posso usare le ciaspe il ghiaccio è solido è assolutamente deforme, la plastica rigida renderebbe poco sicura la penetrazione dei ramponcini presenti nella parte sottostante.
Faccio un salto deciso di 90 gradi sul piede sinistro. Il rampone tiene e sono stabile sul piede sinistro. Aiutato dai bastoni tento la discesa saltellando sul piede sinistro. Ammetto di avere un po' di paura, sotto c'è un bello strapiombo anche se la presenza di qualche larice sul bordo mi da sicurezza.
Ce la faccio ad arrivare sul bordo, mi siedo, bevo, mangio un po' di cioccolato e penso al caso e alla disdetta. Non c'è modo di proseguire, dovrò rinunciare alla meta.
Mi do dello stupido e rido, poteva succedere ben di peggio di non arrivare alla meta, sono appena le dieci di mattina cambio i piani... come sempre sono un maestro nel variare i piani: discesa rapida, risalita in auto fino a Courmayeur, risalita a piedi fino a Planpinceaux e passeggiata sulla neve fino in fondo a val Ferret. Poi nel tardo pomeriggio discesa a Courmayeur per far shopping!! Bè di sicuro dovrò comperare un paio di ramponi!!

Ebbene così ho fatto... ed è stata ugualmente una giornata stupenda, un tramonto favoloso dalla mia chiesetta lassù in Val Ferret, un bellissimo giro per i negozi di Courmayeur tra la gente e l'atmosfera natalizia e per finire un buonissimo e caldo cappuccino in uno dei locali d'atmosfera alpina con una fetta di torta tipica.

Come sempre mi è andata bene, per il futuro e per chiunque vada in montagna, è sempre necessario ricordarsi che quei posti non sono sempre amichevoli ed è necessario non prefiggersi mete, ma accontentarsi di ciò che si può raggiungere senza rischiare la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita. E' bello poter raggiungere certi luoghi...il loro candore e il silenzio che li caratterizza fanno star bene ma bisogna ricordarsi che avremo sempre almeno un'altra opportunità per andarci e non per forza dobbiamo metterci in pericolo o ancor peggio rischiare la vita di altre persone, il bello e la soddisfazione che ne deriva consiste proprio nella riuscita del raggiungimento sapendo di non aver rischiato in nessuna occasione, avendo insomma rispettato le regole... le regole che la natura, in questo caso la montagna, determina e che nessuno ha il diritto o il potere di ridiscuterle.
Quel sogno che è il Natale
Ed eccoci, come per magia, di nuovo al 24 dicembre. Molti dicono.... un giorno come un altro. Per me no, non è un giorno come un altro, è un'immagine di ciò che è bello e sono contento che sia così non tanto per tuffarmi nel qualunquismo quotidiano ma per spiegare ciò che significa per me sentire il Natale.
Ho letto una frase ieri:"Buon Natale a tutti quelli che ci credono ancora"
Ebbene sentire il Natale per me significa riuscire a provare ancora qualche emozione, diversificare il quotidiano, rendersi conto di quanto brillano le stelle e di quanto è bello vivere essendo se stessi e sorridere di tutto ciò che è triste e apparentemente senza senso.
Molti dicono che Natale dovrebbe essere tutti i giorni, magari potesse esserlo... purtroppo nella vita di oggi abbiamo poco tempo per capire e ricordarsi dello spirito del natale, ma per un giorno è giusto fermarsi ed accorgersi delle piccole cose, vivere la propria vita al rallentatore. Ci si accorge di tante cose il giorno del Natale... Ci si accorge di un sorriso, che avresti tanto desiderato vedere per ogni mattina, ci si accorge di una piccola stella che brilla lassù e che sempre di più abbiamo dedicato, di un tramonto lontano che sta indicando che un altro giorno è passato senza che tu non sia più tornato in quel posto ed è l'occasione per ricordarsi di mille cose passate di cui è ingiusto dimenticarsi perchè ogni emozione dimenticata è un'emozione persa.
Ed è bello potersi dedicare un giorno intero a ricordarsi e a sentire quanto si sta bene con tutto ciò che abbiamo attorno a noi ed è giusto comunicarlo. Un po' come si fermasse il tempo penso a tutto ciò che amo di più, la mia personalità è solitaria, un po' come un lupo essa vaga per valli innevate guardandosi avanti e cercando di affrontare i pericoli della vita in solitudine, perchè solo così si cresce davvero ma mai dimenticherò i miei genitori, i miei amici e i miei amori perchè essi mi indicano la via come le costellazioni indicavano ai viandanti di una volta la via da percorrere e mai si oscurerà il bene che voglio a loro!
Lassù è sera ormai e un altro giorno sta passando, lassù è così, come si vede in quell'immagine di pini, neve e rocce. Anche questa Vigilia sta passando. Le nubi sono grige e sembrano portare neve in nottata, una notte di Natale sotto la neve, una notte di Natale passata a guardar fuori dalla finestra della camera da letto senza stancarsi di guardare... con il naso all'insù come se un fiocco fosse diverso dall'altro, sempre uguale ma sempre diverso allo stesso tempo fino ad addormentarsi senza accorgersene sotto il tepore di un piumone. Risvegliarsi all'alba...dal chiarore del rinfrangersi dei primi raggi dell'alba riflessi dalle pareti del monte innevato, alzarsi e non smettere di pensare a quant'è bello il mondo, a quanto è bello viverlo e a quanto è bello riuscire ad emozionarsi per uno spettacolo che magari molti non riescono nemmeno a comprendere. Ringraziare il cielo per riuscire a capirlo e voler rivivere quei momenti per sempre.
Quest'immagine la dedico a te, perchè ci tengo a farti un piccolo regalo, così per farti sorridere!! anche se oggi non avrai molto tempo proprio per questo ti auguro di trovare sempre il tempo di fermarti, pensare e sorridere perchè ne vale la pena sempre!