Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.

Eccomi

Utente: riverwind
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti. Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati. L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria; una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!» Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria: «Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

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giovedì, 08 novembre 2007

Giorni d’autunno

Chi arriva ad affermare con convinzione che l’autunno sia una stagione triste sono convinto che non abbia mai avuto l'occasione di trovarsi immerso nella natura. L’autunno dona al mondo colori unici, inaspettati. Non ci si rende conto di come sono finchè non si prova ad ammirarli personalmente; l’atmosfera che creano è tutto fuorchè triste. Il contrasto dei colori di un larice quando sta perdendo le sue foglie aghiformi con l’azzurro del cielo è un vero spettacolo, assaporarlo con il bianco candore delle nevi sulle alte cime rende tutto magico e fuori dal tempo.

Così ho deciso di regalarmi tre giorni in alta montagna, fra le mie valli o almeno fra le valli che più sento mie. La decisione la presi almeno due settimane prima riguardando fotografie d’autunno dell’anno passato e rivivendo parte delle stesse sensazioni già provate. Approfittando di tre giorni di vacanza mi sono immedesimato nel cuore della valdigne che in questi giorni è povera di turisti, ma paradossalmente è incredibilmente più bella del solito. Risalire in mezzo le strette e alte valli all’ombra di svettanti cime imbiancate dalla neve perenne è stata una vera emozione, un’emozione che è percepibile nell’aria, respirando quella fredda brezza del mattino che mantiene un alone di rugiada sui sentieri non ancora esposti al sole. Quanto è bello camminare nell’ombra ma allo stesso tempo vedere gran parte dei versanti rischiarati da una luce arancione, soffusa, quasi volesse anche lei rispettare quel rigore mistico che aleggia in queste giornate. Eppure ciò che si apre davanti agli occhi cresce di momento in momento finchè non arriva a sbottare in tutta la sua forza con immagini pittoresche. E’ difficile non farsi cogliere dall’emozione inaspettatamente e resistere a far sì che una lacrima non stia a provare la propria felicità nel riuscire a vedere e a percepire certe manifestazioni artistiche proprie della mano della natura. Le sue associazioni sono spesso perfette, senza ombra di dubbio degne della miglior mano. Difficilmente di si rende conto di qualcosa fuori posto, spesso ciò che risulta essere fuori posto è l’opera umana purtroppo ma per fortuna quelle valli, in questo periodo risultano essere incontaminate. Trovare qualcuno che abbia il coraggio di sfidare il freddo autunnale per camminare in mezzo a quei posti è davvero un caso, ma quando capita ti rendi conto di quanto siano speciali le persone che sanno apprezzare ciò che provi tu, forse perché in esse si riconosce in parte se stessi Ci si ferma volentieri a parlare per cercare di esprimere la propria soddisfazione nel riuscire a vivere quei momenti, si percepisce la voglia di poter urlare al mondo la propria felicità.

Le conclusioni risultano sempre le stesse, poi ci si guarda attorno, due foto e la speranza di potersi incontrare su per quei sentieri ancora una volta, in futuro. Trovo che sia meraviglioso incontrare casualmente una persona, condividere vite passate, storie mai sentite o raccontate e poi dopo qualche tempo lasciarsi con un in bocca al lupo, per tutto. E quella frase ti ritorna indietro con un tocco di melanconia perché racchiude in sé una miriade di altre cose che vorresti dire ma che non riesci perché è giusto così. In bocca al lupo Anna, per tutto. Te lo ridico qui, già sapendo che questo sarà un messaggio in bottiglia lanciato in mezzo all’oceano e verrà catturato da tutti tranne che da te, perché non lo leggerai mai. Non è da chiedersi il motivo, perché non c’è un motivo, l’ha voluto il destino: incontrarsi in un rifugio abbandonato da chiunque, per sbaglio, risalendo per due strade diverse e poi ridiscendere con un sorriso verso la propria vita. Il bello è che in queste occasioni senti la vera sincerità nelle frasi, intatta e non corrotta da ciò che pensi o da come vivi. Una sincerità pura e schietta, come se l’ambiente in cui sei ti coinvolgesse così tanto da farti dimenticare i modi del quotidiano in cui ti trovi costretto a nasconderti dietro le solite finzioni dettate dalla nostra società.

Attendere il tramonto lassù è una follia, lo so, ma per me è inevitabile. Perché l’allungarsi delle ombre rende il paesaggio ancor più dissimile dalla realtà e i colori ancor più soffusi, tendenti allo scuro trasforma il panorama in una distesa informe, quasi misteriosa. Le sagome dei monti rimangono chiare per gli ultimi raggi e contrastano il buio sottostante sfidandolo, ma non per molto. E’ ora di ripartire, la strada per il ritorno è ancora lunga, e seppure la conosca molto bene, è bene non farsi cogliere troppo presto dall’oscurità della sera.  Non rimane che preparare le ultime cose, rimettersi lo zaino in spalla ed iniziare ad incamminarsi: il sentiero si raccoglie in un’ansa alla fine del pianoro, da lì riparte per la forte discesa verso valle.  Mi giro… il rifugio sulla destra, il ghiacciaio arancione di fronte a me, il lago gelato in fondo sulla sinistra, quella tiepida roccia sulla quale sono stato sdraiato tutto il pomeriggio, la meticolosità con cui il ruscello, noncurante di ciò che accade attorno a sé, continua a parlare. Quando ecco che lassù l’apparizione fulminea di venere nella profondità del cielo mi ricorda che il tempo è finito e non posso attendere oltre.

Il mio sguardo si rattrista nel voltarmi nuovamente verso il fondovalle, ma consapevole dell’inevitabile, eccomi iniziare la discesa verso l’oscurità dell’ignoto accompagnato dall’apparizione delle prime stelle.

Postato da: riverwind a 23:43 | link | commenti (11)
pensieri, viaggi, sogni, mondo, emozioni, alpinismo, alba, neve, tramonto, autunno

venerdì, 13 ottobre 2006


Piccolo dipinto autunnale

Ieri stavo leggendo un libro, anzi a dir la verità un capitolo in particolare di un libro che mi ha consigliato un'amica prima delle vacanze. Ho avuto un po' di difficoltà a trovarlo questo benedetto libro, ma la curiosità e lo stile di questo autore mi è piaciuta subito e la voglia di leggere ancora le sue storie hanno messo in moto la mia ferrea volontà e adesso è nelle mie mani grazie alle mitiche Messaggerie: che farei senza di loro?

Dicevo... uno scrittore nemmeno a farlo apposta di racconti, racconti legati alla sopravvivenza in ambienti che di primo acchito potrebbero non sembrare ostili, ma lo diventano a patto che non si dia loro il giusto peso e non si prendano le dovute cautele. Ha iniziato la sua prima attività nella porzione di Dolomiti che i vecchi del luogo chiamano Cadore. Il buon vecchio Cadore ovvero le Dolomiti orientali, palcoscenico della prima guerra mondiale e mere osservatrici di operazioni ricche non solo di sangue e tragedie ma anche di spirito, morale ed onore. Insomma ricche di quello spirito cavalleresco che è d'uopo tra le genti montane forse perchè una volta vivere in quei luoghi risultava essere veramente difficile e ci si aiutava, per quanto fosse possibile anche fra nemici.
Sembra strano leggere di onore in una guerra ma posso assicurare che sono capitati eventi che ai giorni nostri sembrerebbero davvero inverosimili.

Potrei raccontarne a decine, ma questa volta mi limiterò a parlare del nostro buon Simpson. Non sto parlando di Burt Simpson, ovviamente. Immagino già le facce di alcuni amici pronti a raccogliere la battuta servita su un piatto d'argento!

Entrando maggiormente nello specifico l'autore parla della sua prima esperienza con le crode cadorine ed in particolare di posti che considero la mia casa per certi versi: uno dei posti più belli e austeri del mondo: la valle del Boite ed in particolare la strada che da Cortina porta a Misurina attraverso il passo Tre Croci. Quella strada è immersa in un meraviglioso bosco di larici e d'autunno, quando i loro aghi sono ormai ingialliti e parzialmente caduti a terra, si intravedono a distanza gli attacchi del Pomagagnon e del Cristallo. Se si ha la fortuna di salire per quelle strade una mattina successiva ad una nottata di bufera la magia sarà ancora più evidente. La roccia cristallina coperta da un lieve manto nevoso e i larici appena spolverati da quello che da l'impressione di essere zucchero a velo rendono quei luoghi così pittoreschi da renderli quasi inimmaginabili. Spesso, pur conoscendoli bene, ho avuto la stessa sensazionale sensazione di meraviglia. Raggiungere il lago Scin, un laghetto spettacolare immerso fra gli aghi gialli dei larici pronti per l'inverno non fa nient'altro che ricordare quanto sia bello poter rivivere certi momenti. Ma lo spettacolo non finisce... arrivando a Misurina infatti si apre un favoloso anfiteatro montano. Potrei parlare dei nomi delle crode che vi si affacciano per ore, ma non sarebbe abbastanza. E' necessario vederle per capire e saperle apprezzare.
E' tutto così vicino ma anche così ben distribuito, come se uno scultore avesse azzeccato alla perfezione le altezze e gli slanci della sua opera. Una poesia alla vita, una vera opera d'arte... Come lo è il laghetto d'Antorno che sopra Misurina è una vera balconata tra l'Antelao e le sovrastanti Tre Cime di Lavaredo.
Tutto questo per raccontare la mia meraviglia di quando ho letto del suo racconto minuzioso della risalita su al Rifugio Auronzo e Lavaredo sotto le Tre Cime.

Le Tre cime, conosciute anche come Drei Zinnen dagli austrici, è uno dei massicci dolomitici più noti e amati al mondo. Non bisogna essere alpinisti per conoscerlo, perchè si vede immagine di esso ovunque si parli di montagna. Non è l'altezza la sua peculiarità, per un soffio non arriva a misurare 3000 metri, ma lo è la forma unica, il colore della roccia e la difficoltà di arrampicata.

Il colore della roccia, dipende in gran parte dal colore del cielo e dal riflesso che il sole ha su quello che possiamo definire quasi "cristallo". Con sole pieno sarà bianco brillante mentre di sera e di mattina, quando i raggi del sole raggiungono la tangenza all'orizzonte, diventerà giallo, arancione e poi rosso.

Uno spigolo però... uno spigolo della cima piccola è conosciuto come spigolo giallo ed ha la peculiarità di essere molto molto difficile da scalare per la sua verticalità. Uno strapiombo di trecento metri su una parete completamente uniforme, un vero pericolo. Solo Emilio Comici riuscì nell'impresa la prima volta,  e la sua sfida oltre a rimanere motivo d'orgoglio per l'alpinismo italiano attirò tutti i più conosciuti alpinisti stranieri che avrebbero voluto provare le stesse sensazioni ripercorrendo la strada da lui aperta.

Così fece lo stesso Simpson, sia lungo lo Spigolo Giallo che sulla Cima Grande e ciò che ha descritto è davvero ciò che ci si poteva aspettare... estrema difficoltà e sensazioni forti.

Leggendo quelle pagine mi è tornato alla mente quante volte da quella forcella, la forcella Lavaredo, ho provato le sensazioni di seguire con il binocolo ogni cima dell'orizzonte dalla Torre Di Toblin al Paterno alle stesse Tre Cime per cercare qualche "pazzo scatenato" con la voglia di rischiare la propria vita in cambio di un'emozione.
La domanda è quanto vale la pensa rischiare per un'emozione di questo genere? Preferisco non rivolgerla a me stesso, perchè so che non riuscirei mai a raggiungere quei posti per altri motivi. Chi una mattina di ottobre ha la volontà di prendere corda e chiodi per quest'avventura credo non se la ponga nemmeno questa domanda perchè credo abbia nel sangue quella voglia di rischiare per sentirsi arrivato lassù dove solo i più coraggiosi incoscenti (permettetemi l'ossimoro) riescono ad arrivare.
Certo che che da lassù la vita ha tutto un altro significato e pochi riescono davvero a capire quanto sia bello scoprirlo.

Postato da: riverwind a 17:36 | link | commenti (58)
viaggi, neve, autunno, dolomiti