Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
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Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
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Giorni d’autunno
Chi arriva ad affermare con convinzione che l’autunno sia una stagione triste sono convinto che non abbia mai avuto l'occasione di trovarsi immerso nella natura. L’autunno dona al mondo colori unici, inaspettati. Non ci si rende conto di come sono finchè non si prova ad ammirarli personalmente; l’atmosfera che creano è tutto fuorchè triste. Il contrasto dei colori di un larice quando sta perdendo le sue foglie aghiformi con l’azzurro del cielo è un vero spettacolo, assaporarlo con il bianco candore delle nevi sulle alte cime rende tutto magico e fuori dal tempo.
Così ho deciso di regalarmi tre giorni in alta montagna, fra le mie valli o almeno fra le valli che più sento mie. La decisione la presi almeno due settimane prima riguardando fotografie d’autunno dell’anno passato e rivivendo parte delle stesse sensazioni già provate. Approfittando di tre giorni di vacanza mi sono immedesimato nel cuore della valdigne che in questi giorni è povera di turisti, ma paradossalmente è incredibilmente più bella del solito. Risalire in mezzo le strette e alte valli all’ombra di svettanti cime imbiancate dalla neve perenne è stata una vera emozione, un’emozione che è percepibile nell’aria, respirando quella fredda brezza del mattino che mantiene un alone di rugiada sui sentieri non ancora esposti al sole. Quanto è bello camminare nell’ombra ma allo stesso tempo vedere gran parte dei versanti rischiarati da una luce arancione, soffusa, quasi volesse anche lei rispettare quel rigore mistico che aleggia in queste giornate. Eppure ciò che si apre davanti agli occhi cresce di momento in momento finchè non arriva a sbottare in tutta la sua forza con immagini pittoresche. E’ difficile non farsi cogliere dall’emozione inaspettatamente e resistere a far sì che una lacrima non stia a provare la propria felicità nel riuscire a vedere e a percepire certe manifestazioni artistiche proprie della mano della natura. Le sue associazioni sono spesso perfette, senza ombra di dubbio degne della miglior mano. Difficilmente di si rende conto di qualcosa fuori posto, spesso ciò che risulta essere fuori posto è l’opera umana purtroppo ma per fortuna quelle valli, in questo periodo risultano essere incontaminate. Trovare qualcuno che abbia il coraggio di sfidare il freddo autunnale per camminare in mezzo a quei posti è davvero un caso, ma quando capita ti rendi conto di quanto siano speciali le persone che sanno apprezzare ciò che provi tu, forse perché in esse si riconosce in parte se stessi Ci si ferma volentieri a parlare per cercare di esprimere la propria soddisfazione nel riuscire a vivere quei momenti, si percepisce la voglia di poter urlare al mondo la propria felicità.
Le conclusioni risultano sempre le stesse, poi ci si guarda attorno, due foto e la speranza di potersi incontrare su per quei sentieri ancora una volta, in futuro. Trovo che sia meraviglioso incontrare casualmente una persona, condividere vite passate, storie mai sentite o raccontate e poi dopo qualche tempo lasciarsi con un in bocca al lupo, per tutto. E quella frase ti ritorna indietro con un tocco di melanconia perché racchiude in sé una miriade di altre cose che vorresti dire ma che non riesci perché è giusto così. In bocca al lupo Anna, per tutto. Te lo ridico qui, già sapendo che questo sarà un messaggio in bottiglia lanciato in mezzo all’oceano e verrà catturato da tutti tranne che da te, perché non lo leggerai mai. Non è da chiedersi il motivo, perché non c’è un motivo, l’ha voluto il destino: incontrarsi in un rifugio abbandonato da chiunque, per sbaglio, risalendo per due strade diverse e poi ridiscendere con un sorriso verso la propria vita. Il bello è che in queste occasioni senti la vera sincerità nelle frasi, intatta e non corrotta da ciò che pensi o da come vivi. Una sincerità pura e schietta, come se l’ambiente in cui sei ti coinvolgesse così tanto da farti dimenticare i modi del quotidiano in cui ti trovi costretto a nasconderti dietro le solite finzioni dettate dalla nostra società.
Attendere il tramonto lassù è una follia, lo so, ma per me è inevitabile. Perché l’allungarsi delle ombre rende il paesaggio ancor più dissimile dalla realtà e i colori ancor più soffusi, tendenti allo scuro trasforma il panorama in una distesa informe, quasi misteriosa. Le sagome dei monti rimangono chiare per gli ultimi raggi e contrastano il buio sottostante sfidandolo, ma non per molto. E’ ora di ripartire, la strada per il ritorno è ancora lunga, e seppure la conosca molto bene, è bene non farsi cogliere troppo presto dall’oscurità della sera. Non rimane che preparare le ultime cose, rimettersi lo zaino in spalla ed iniziare ad incamminarsi: il sentiero si raccoglie in un’ansa alla fine del pianoro, da lì riparte per la forte discesa verso valle. Mi giro… il rifugio sulla destra, il ghiacciaio arancione di fronte a me, il lago gelato in fondo sulla sinistra, quella tiepida roccia sulla quale sono stato sdraiato tutto il pomeriggio, la meticolosità con cui il ruscello, noncurante di ciò che accade attorno a sé, continua a parlare. Quando ecco che lassù l’apparizione fulminea di venere nella profondità del cielo mi ricorda che il tempo è finito e non posso attendere oltre.
Il mio sguardo si rattrista nel voltarmi nuovamente verso il fondovalle, ma consapevole dell’inevitabile, eccomi iniziare la discesa verso l’oscurità dell’ignoto accompagnato dall’apparizione delle prime stelle.
Niege

Finalmente la mia neve!!
Stamane ho avuto tempo per rimettermi in viaggio e raggiungere uno dei più bei posti della valle d'Aosta. Come sempre il grigiore milanese diventa un azzurro incredibile in quei posti, quasi per far risaltare qualcosa di più bello. Un bel sole incisivo ha accompagnato tutta la giornata, con un indimenticabile tramonto in Val Ferret.
La risalita invece non è stata così semplice come credevo. Il programma era fantastico, un classico: risalita da La Thuile per le cascate del Ruitor fino al Rifugio Deffeyes. D'estate la risalita è abbastanza semplice un paio d'ore di cammino spedito, mille metri di dislivello circa, d'inverno è più complesso per vari motivi, neve, ghiaccio, freddo e poco allenamento. Dopo aver litigato con un vigile di La Thuile per riuscire a passare per una strada innevata, riesco ad arrivare prossimo alla frazione dalla quale usualmente si parte per quest'avventura. Sono le 8.30 circa e il sole ha appena fatto capolino sulle vette in valle si sente ancora quel frescore notturno, ma il cielo limpido, completamente azzurro invoglia una rapida risalita quasi per far sì di non perdere troppo tempo nella parte più brutta del sentiero.
La prima parte è noiosa, semplice... ma la mente è già lassù, oltre le cascate ad immaginarsi come può essere d'inverno il mio Ruitor visto da così vicino. Carico tutto l'equipaggiamento di cui posso aver necessità: acqua, cioccolato, felpa pesante, canocchiale, ciaspe, ramponi, racchette, guanti, berretto e una piccozza...non si sa mai. Naturalmente la macchina fotografica è già al collo, non potrei mai dimenticarla in una giornata così speciale.
E' tutto fantastico, annuso l'aria... è fresca, molto fresca... mi guardo attorno... sulla superficie della neve si vedono dei cristalli molto grossi anche se il manto è assolutamente secco segno che non c'è umidità ma di notte si sono raggiunte temperature molto rigide: troverò ghiaccio. Nessun problema sono attrezzato per superare ghiaccio anche in pendenza. Prendo il via, lascio l'auto parcheggiata in una strada molto innevata ma il vigile mi ha assicurato dopo aver discusso che non avrebbero chiuso la strada. Che bella sorpresa scendere con gli ultimi raggi di sole del pomeriggio e trovarsi con l'auto bloccata da un metro di neve... Incrocio le dita, punto il naso in alto e inizio a prendere il ritmo.
E' tutto stupendo, il manto nevoso è quasi intaccato qua e là si scorgono impronte di zoccoli a piè pari, sicuramente sono passati dei caprioli. Dove sono ora infatti non è molto alto: rasento i 1500 metri di quota e spesso la fauna montana scende nei periodi invernali a queste altezze per facilitarsi il compito di trovare cibo.
Ma ecco dopo un quarto d'ora di cammino o poco più la vera partenza del sentiero, è difficile riconoscerla da com'è d'estate. Per questo adoro la neve, perchè il suo manto bianco crea una sorta di realtà parallela; tutto è uguale e diverso sia per le forme che per i colori ovviamente. Sorrido felice e procedo per la mia strada... Oltrepasso il torrente Ruitor, incredibile è quasi interamente sommerso, il ponticello è interamente coperto dalla neve polverosa, camminarci sopra è fantastico sembra di camminare su dello zucchero a velo. Non è per niente faticoso nè si rischia di scivolare, sono proprio contento ma non voglio farmi illusioni, più si sale e più le temperature sono rigide e sicuramente il manto nevoso e l'acqua dei torrentelli avranno creato qualche difficoltà.

Raggiungo senza difficoltà la prima cascata dopo un quarto d'ora, è incredibile! L'acqua è quasi interamente forzata all'interno di un grosso cumulo di ghiaccio, il rumore della cascata è sordo e lontano!! D'estate è quasi impossibile parlare dal rumore che genera. Non perdo l'occasione di scattare qualche foto a quella meravigliosa scultura naturale.
Il bosco è quasi inesistente ormai, in quella zona sono presenti tutti larici e le foglie aghiformi sono interamente a terra. Contrariamente all'estate quindi si ha una vasta visione di tutto il bosco, questi scheletri di larici mettono un po' di tristezza ma il sole sta alzandosi e tutto comincia a rischiararsi meglio. Di fronte a me uno spettacolo: il Dente del Gigante illuminato di rosso... che meraviglia! Sulla sinistra il Colle grande ovvero la punta principale del Monte Bianco ha un leggero baffo bianco che spunta dal suo spartiacque, questo è segno di forte vento d'alta quota. Potrebbe cambiare il tempo ma non nelle prossime quattro ore, non c'è una nuvola a vista d'occhio.
La salita in questo punto è più verticale, com'è ovvio dovento portare a termine un dislivello di oltre mille metri...
Ma ecco, dopo un'ulteriore mezz'ora di cammino, una difficoltà: un torrente deviato sul sentiero, tutto completamente gelato. Provo a sondare il ghiaccio: è una lastra unica, solida perfetta. Pare uno specchio d'acqua. Non c'è niente da fare! Ringrazio di essermi portato dietro i ramponi li indosso e comincio a fare il primo passo per saggiarne la stabilità.
Usare i ramponi su un lastrone ghiacciato dopo che non se n'è fatto uso per qualche mese è sempre molto strano. Danno la sensazione di sicurezza, ma il passo è inevitabilmente lento e deciso perchè è necessario che gli speroni facciano salda presa sul terreno che altrimenti sarebbe molto scivoloso. Tutto sembra perfetto quando.... toc! Un passo deciso con il piede destro e un rumore sordo... sento il rampone destro mobile, non fa presa per cui tengo l'equilibro sul piede sinistro aiutato dai bastoncini. Alzo il piede per vedere che è successo ma il rampone si divide in due e il pezzo posteriore cade a terra e scivola giù nella scarpata. Una parolaccia... il punto di fissaggio del rampone destro aveva deciso di cedere dopo più di tre anni di buon servizio....proprio lì, proprio nel momento del bisogno. Una parolaccia, due, tre, quattro. Poi inizio a pensare, non posso muovermi con il piede destro. Senza rampone scivolerei perdendo l'equilibrio... A sinistra la parete terrosa molto perpendicolare. Mi appoggio e mi guardo dietro, avrò fatto una decina di passi, non posso rischiare ad avanzare, poi a tornare indietro sarebbero dolori. Non posso usare le ciaspe il ghiaccio è solido è assolutamente deforme, la plastica rigida renderebbe poco sicura la penetrazione dei ramponcini presenti nella parte sottostante.
Faccio un salto deciso di 90 gradi sul piede sinistro. Il rampone tiene e sono stabile sul piede sinistro. Aiutato dai bastoni tento la discesa saltellando sul piede sinistro. Ammetto di avere un po' di paura, sotto c'è un bello strapiombo anche se la presenza di qualche larice sul bordo mi da sicurezza.
Ce la faccio ad arrivare sul bordo, mi siedo, bevo, mangio un po' di cioccolato e penso al caso e alla disdetta. Non c'è modo di proseguire, dovrò rinunciare alla meta.
Mi do dello stupido e rido, poteva succedere ben di peggio di non arrivare alla meta, sono appena le dieci di mattina cambio i piani... come sempre sono un maestro nel variare i piani: discesa rapida, risalita in auto fino a Courmayeur, risalita a piedi fino a Planpinceaux e passeggiata sulla neve fino in fondo a val Ferret. Poi nel tardo pomeriggio discesa a Courmayeur per far shopping!! Bè di sicuro dovrò comperare un paio di ramponi!!

Ebbene così ho fatto... ed è stata ugualmente una giornata stupenda, un tramonto favoloso dalla mia chiesetta lassù in Val Ferret, un bellissimo giro per i negozi di Courmayeur tra la gente e l'atmosfera natalizia e per finire un buonissimo e caldo cappuccino in uno dei locali d'atmosfera alpina con una fetta di torta tipica.

Come sempre mi è andata bene, per il futuro e per chiunque vada in montagna, è sempre necessario ricordarsi che quei posti non sono sempre amichevoli ed è necessario non prefiggersi mete, ma accontentarsi di ciò che si può raggiungere senza rischiare la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita. E' bello poter raggiungere certi luoghi...il loro candore e il silenzio che li caratterizza fanno star bene ma bisogna ricordarsi che avremo sempre almeno un'altra opportunità per andarci e non per forza dobbiamo metterci in pericolo o ancor peggio rischiare la vita di altre persone, il bello e la soddisfazione che ne deriva consiste proprio nella riuscita del raggiungimento sapendo di non aver rischiato in nessuna occasione, avendo insomma rispettato le regole... le regole che la natura, in questo caso la montagna, determina e che nessuno ha il diritto o il potere di ridiscuterle.