Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
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Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
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Finalmente Scozia!

L’idea di vivere la scozia viveva in me da tanto tempo, avevo già vissuto qualcosa di simile in irlanda, non so come mai ma qualcosa dentro di me diceva che sarebbe stata un’esperienza molto simile per alcuni tratti, ma ora… sto attendendo l’imbarco per Glasgow e non riesco davvero a crederci. Spesso nella vita capita di sognare qualcosa così tanto che se si immaginasse di poterlo avere si esploderebbe di gioia. In questo momento però non riesco, la parte razionale, più conservativa mi trattiene dall’urlare. Ci starebbe davvero. Un frullato, un sorriso di qua e là fanno sì che l’emozione venga dissipata poco per volta e non debba sbottare come a dire:”e che cavolo l’ho desiderato per anni!” Ora attendo l’imbarco, tra due ore e venti minuti sarò nella terra dei laghi e dei castelli dove i miti sembrano poter perdurare nel tempo e sfidare tutto ciò che è moderno. Questo mi affascina, il vedere quelle terre come qualcosa di realmente dissimile da quello che è la nostra quotidianità, spero che questo non venga contraddetto dal mio viaggio, anche se dentro di me non so per quale motivo però… ne sono sicuro.
Ho sempre adorato viaggiare in aereo, ormai è un’abitudine un po’ per tutti ma per me non credo che lo diventerà mai nemmeno se lo facessi giornalmente. Attendere il decollo è una dolce attesa, quella sensazione di velocità congiunta al sentirsi sollevare dal suolo mi provoca quella scarica di adrenalina unica nel suo genere. Un attimo e tutto è già piccolo, lontano, così reale e così fittizio, si ha quasi l’idea di addormentarsi e di risvegliarsi tra le nuvole lasciando la sensazione di sconfitta. Tutte le volte lo cerco quel qualcosa ma mai, mai riesco a catturarlo. Spesso ho tentato di fotografare, filmare quegli istanti ma molte delle volte ho solo ricavato sguardi cattivi da parte degli assistenti di volo ma, troppo galvanizzato per lasciarmi trafiggere, reagendo con un sorriso che spesso riesce a riparare attimi di disapprovazione, tutto torna come se niente fosse stato fatto o detto.
Le alpi sono là ormai, è buio ma immagino di vederle e poi Parigi, laggiù… la mia Parigi! Scappa una promessa, anche quest’anno verrò a trovarti, vedrai. Ora devo tradirti ma saprò farmi perdonare presto e rivedrò in te tutti i bei momenti che ho trascorso in mezzo alle tue vie.
Poi la manica, le scogliere di Dover, e Londra… visibile anche a oltre ottomila metri di quota data la sua immensa estensione. Si vede tutto illuminato, il Tamigi, poi il parlamento, mi sembra quasi di intravedere i leoni di Trafalgar… ma questa è nuovamente opera della mia fervida immaginazione. E così sono trascorse due ore. Vedo attorno a me gente che dorme e ha dormito, legge, gioca. Io in volo non riuscirei a far null’altro se non guardare, pensare, immaginare e perché no… ricordare. Poi un pensiero alle cose da fare appena atterrato, il ripasso di qualche modo di dire in Inglese… e via, pronti per l’atterraggio! Eccoci… le luci, le vie atterrando… sono proprio come me l’aspettavo, tetti molto spioventi, luci soffuse per le strade, villette lontane fra loro con dei bei giardinetti molti dei quali ben curati, dopotutto seguono il più alto stile inglese!
Eccoci in aeroporto, il bagaglio e poi l’auto pronta. Come sempre nuova, che emozione… in questi viaggi mi sento come se l’auto fosse un po’ mia, mi mette sicurezza, mettere via il bagaglio, regolare specchietti, sedile e poi tirare un sospiro liberatorio, mettere in moto e fare un giretto per ambientarmi allo stile di guida. Come ricordavo non è difficile, un po’ di imbarazzo, due giri nel parcheggio… uno slalom e una risata. Se ci fosse un poliziotto farebbe terminare la mia carriera di driver stracciandomi quell’esile foglietto rosa che tengo rinchiuso nel portafogli.
Poi via, prima rotonda… a sinistra naturalmente, cambia con la sinistra, guarda a destra, frena, metti la freccia, piove (che strano). Mi stupisco, tutto sembra filar liscio come credevo. Accendo la radio e mi preparo per la lunga traversata fino ad arrivare ad Edinburgo. Eh già… la mitica Edinburgo, il suo castello. Stanotte dormirò là, da non crederci, in mezzo a quelle mura ricche di storia e di secoli andati. Storia che nho sempre studiato poco, ma che parla di fatti accaduti che gli scozzesi, la gente che mi sta sorpassando sulla sinistra, per intenderci, conoscono e sentono vivi anche ai giorni nostri.
Fortuna che esistono i gps, tutto procede molto bene, il viaggio è tranquillo e presumo di essere in Edinburgo ad un’ora accettabile, non sarà necessario confermare l’arrivo alla guesthouse che ho prenotato.
Eh sì… dal finestrino la notte avanza su queste terre, ma lassù le stelle brillano di una luce vista soltanto in cima alle più belle montagne. E’ incredibile associare il tappeto di stelle di sere d’estate trascorse a tremila metri con una pianura, un’auto. Eppure è vero… loro non hanno necessità di arrampicarsi per cinque ore lungo impervii pendii per vederle, è sufficiente affacciarsi un attimo dalla finestra e tutto è lì, comodo… Spegnere la luce della propria stanza e iniziare a fare i nomi delle più lontane costellazioni, indicandole e con fatica, riconoscere le stelle più importanti.
Ma non importa, più è grande la difficoltà di raggiungere qualcosa e più è la soddisfazione di esserci riuscito. Per cui forse è giusto così, anzi è sicuramente meglio!!
La gente risulta essere così straordinariamente gentile, semplice. L’accoglienza ricorda davvero l’Irlanda e ne sono davvero compiaciuto. L’arrivo, le presentazioni alla famiglia e poi l’accoglienza nella camera da letto, tenuta bene, molto meglio di come potrebbe essere una camera d’albergo, poi un pub, un paio di birre e un lungo giro fino a tarda notte addentrandosi nel centro di Edinburgo. La stanchezza non la si sente in quei momenti, la voglia e l’eccitazione porterebbe a girovagare per sempre, al di fuori dal tempo fotografando scorci e panorami per poi averli con se ogni volta che si sente la necessità di respirare quegli odori e quelle sensazioni. La presenza di poca gente in giro normalmente susciterebbe sensazioni di desolazione ma invero in questi momenti non fa nient’altro che accentuare la magia che permea quelle antiche mura e invece che desolare…. Racconta come se la città vecchia volesse davvero parlare di sé.
Il freddo è più marcato, anche questo fa parte del gioco, di sentirsi fuori casa, anche se ho sempre, fin dal primo momento avuto la sensazione che quella via, Grainville Terrace, fosse sempre stata casa mia. Spesso mi capita infatti che anche nei posti più lontani e dispersi nel mondo riesca a provare affinità in grado da infondermi sicurezza così da regalarmi quella lacrima di coraggio in più che mi è utile per proseguire nel cammino. ll primo passo è un passaggio nell’ignoto per questo alle volte è semplice farlo, perché l’umana curiosità ci spinge a cercare, a capire cosa si nasconde. In seguito però è doveroso perseverare ed apprendere dalle esperienze fatte la vera realtà del viver quotidiano di altre genti. Fermarsi al primo passo è un po’ come avanzare nell’acqua calda dell’oceano indiano, bagnarsi i piedi e tornare a sdraiarsi al sole senza mai riuscire ad andare oltre, senza sapere cioè quale paradiso si stia celando ad appena tre metri.
C’è una bella storia legata a questa città, una di quelle storie vere che sembrano favole ma che arricchiscono rendendo vero ciò che è attorno a noi, la storia dell’affetto di un cane verso un uomo. Ora però non è tempo di raccontarla, è tempo di tornare a casa e di affievolirsi nell’emozione di un sogno con la certezza però che il risveglio non corromperà ciò che di più bello immagineremo di vivere ma anzi sarà corroborato dal fascino di poter gioire di una terra fino ad oggi solo innegabilmente desiderata: domani infatti per una volta la realtà prenderà il posto dei sogni.