Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
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Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
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Finalmente la mia neve!!
Stamane ho avuto tempo per rimettermi in viaggio e raggiungere uno dei più bei posti della valle d'Aosta. Come sempre il grigiore milanese diventa un azzurro incredibile in quei posti, quasi per far risaltare qualcosa di più bello. Un bel sole incisivo ha accompagnato tutta la giornata, con un indimenticabile tramonto in Val Ferret.
La risalita invece non è stata così semplice come credevo. Il programma era fantastico, un classico: risalita da La Thuile per le cascate del Ruitor fino al Rifugio Deffeyes. D'estate la risalita è abbastanza semplice un paio d'ore di cammino spedito, mille metri di dislivello circa, d'inverno è più complesso per vari motivi, neve, ghiaccio, freddo e poco allenamento. Dopo aver litigato con un vigile di La Thuile per riuscire a passare per una strada innevata, riesco ad arrivare prossimo alla frazione dalla quale usualmente si parte per quest'avventura. Sono le 8.30 circa e il sole ha appena fatto capolino sulle vette in valle si sente ancora quel frescore notturno, ma il cielo limpido, completamente azzurro invoglia una rapida risalita quasi per far sì di non perdere troppo tempo nella parte più brutta del sentiero.
La prima parte è noiosa, semplice... ma la mente è già lassù, oltre le cascate ad immaginarsi come può essere d'inverno il mio Ruitor visto da così vicino. Carico tutto l'equipaggiamento di cui posso aver necessità: acqua, cioccolato, felpa pesante, canocchiale, ciaspe, ramponi, racchette, guanti, berretto e una piccozza...non si sa mai. Naturalmente la macchina fotografica è già al collo, non potrei mai dimenticarla in una giornata così speciale.
E' tutto fantastico, annuso l'aria... è fresca, molto fresca... mi guardo attorno... sulla superficie della neve si vedono dei cristalli molto grossi anche se il manto è assolutamente secco segno che non c'è umidità ma di notte si sono raggiunte temperature molto rigide: troverò ghiaccio. Nessun problema sono attrezzato per superare ghiaccio anche in pendenza. Prendo il via, lascio l'auto parcheggiata in una strada molto innevata ma il vigile mi ha assicurato dopo aver discusso che non avrebbero chiuso la strada. Che bella sorpresa scendere con gli ultimi raggi di sole del pomeriggio e trovarsi con l'auto bloccata da un metro di neve... Incrocio le dita, punto il naso in alto e inizio a prendere il ritmo.
E' tutto stupendo, il manto nevoso è quasi intaccato qua e là si scorgono impronte di zoccoli a piè pari, sicuramente sono passati dei caprioli. Dove sono ora infatti non è molto alto: rasento i 1500 metri di quota e spesso la fauna montana scende nei periodi invernali a queste altezze per facilitarsi il compito di trovare cibo.
Ma ecco dopo un quarto d'ora di cammino o poco più la vera partenza del sentiero, è difficile riconoscerla da com'è d'estate. Per questo adoro la neve, perchè il suo manto bianco crea una sorta di realtà parallela; tutto è uguale e diverso sia per le forme che per i colori ovviamente. Sorrido felice e procedo per la mia strada... Oltrepasso il torrente Ruitor, incredibile è quasi interamente sommerso, il ponticello è interamente coperto dalla neve polverosa, camminarci sopra è fantastico sembra di camminare su dello zucchero a velo. Non è per niente faticoso nè si rischia di scivolare, sono proprio contento ma non voglio farmi illusioni, più si sale e più le temperature sono rigide e sicuramente il manto nevoso e l'acqua dei torrentelli avranno creato qualche difficoltà.

Raggiungo senza difficoltà la prima cascata dopo un quarto d'ora, è incredibile! L'acqua è quasi interamente forzata all'interno di un grosso cumulo di ghiaccio, il rumore della cascata è sordo e lontano!! D'estate è quasi impossibile parlare dal rumore che genera. Non perdo l'occasione di scattare qualche foto a quella meravigliosa scultura naturale.
Il bosco è quasi inesistente ormai, in quella zona sono presenti tutti larici e le foglie aghiformi sono interamente a terra. Contrariamente all'estate quindi si ha una vasta visione di tutto il bosco, questi scheletri di larici mettono un po' di tristezza ma il sole sta alzandosi e tutto comincia a rischiararsi meglio. Di fronte a me uno spettacolo: il Dente del Gigante illuminato di rosso... che meraviglia! Sulla sinistra il Colle grande ovvero la punta principale del Monte Bianco ha un leggero baffo bianco che spunta dal suo spartiacque, questo è segno di forte vento d'alta quota. Potrebbe cambiare il tempo ma non nelle prossime quattro ore, non c'è una nuvola a vista d'occhio.
La salita in questo punto è più verticale, com'è ovvio dovento portare a termine un dislivello di oltre mille metri...
Ma ecco, dopo un'ulteriore mezz'ora di cammino, una difficoltà: un torrente deviato sul sentiero, tutto completamente gelato. Provo a sondare il ghiaccio: è una lastra unica, solida perfetta. Pare uno specchio d'acqua. Non c'è niente da fare! Ringrazio di essermi portato dietro i ramponi li indosso e comincio a fare il primo passo per saggiarne la stabilità.
Usare i ramponi su un lastrone ghiacciato dopo che non se n'è fatto uso per qualche mese è sempre molto strano. Danno la sensazione di sicurezza, ma il passo è inevitabilmente lento e deciso perchè è necessario che gli speroni facciano salda presa sul terreno che altrimenti sarebbe molto scivoloso. Tutto sembra perfetto quando.... toc! Un passo deciso con il piede destro e un rumore sordo... sento il rampone destro mobile, non fa presa per cui tengo l'equilibro sul piede sinistro aiutato dai bastoncini. Alzo il piede per vedere che è successo ma il rampone si divide in due e il pezzo posteriore cade a terra e scivola giù nella scarpata. Una parolaccia... il punto di fissaggio del rampone destro aveva deciso di cedere dopo più di tre anni di buon servizio....proprio lì, proprio nel momento del bisogno. Una parolaccia, due, tre, quattro. Poi inizio a pensare, non posso muovermi con il piede destro. Senza rampone scivolerei perdendo l'equilibrio... A sinistra la parete terrosa molto perpendicolare. Mi appoggio e mi guardo dietro, avrò fatto una decina di passi, non posso rischiare ad avanzare, poi a tornare indietro sarebbero dolori. Non posso usare le ciaspe il ghiaccio è solido è assolutamente deforme, la plastica rigida renderebbe poco sicura la penetrazione dei ramponcini presenti nella parte sottostante.
Faccio un salto deciso di 90 gradi sul piede sinistro. Il rampone tiene e sono stabile sul piede sinistro. Aiutato dai bastoni tento la discesa saltellando sul piede sinistro. Ammetto di avere un po' di paura, sotto c'è un bello strapiombo anche se la presenza di qualche larice sul bordo mi da sicurezza.
Ce la faccio ad arrivare sul bordo, mi siedo, bevo, mangio un po' di cioccolato e penso al caso e alla disdetta. Non c'è modo di proseguire, dovrò rinunciare alla meta.
Mi do dello stupido e rido, poteva succedere ben di peggio di non arrivare alla meta, sono appena le dieci di mattina cambio i piani... come sempre sono un maestro nel variare i piani: discesa rapida, risalita in auto fino a Courmayeur, risalita a piedi fino a Planpinceaux e passeggiata sulla neve fino in fondo a val Ferret. Poi nel tardo pomeriggio discesa a Courmayeur per far shopping!! Bè di sicuro dovrò comperare un paio di ramponi!!

Ebbene così ho fatto... ed è stata ugualmente una giornata stupenda, un tramonto favoloso dalla mia chiesetta lassù in Val Ferret, un bellissimo giro per i negozi di Courmayeur tra la gente e l'atmosfera natalizia e per finire un buonissimo e caldo cappuccino in uno dei locali d'atmosfera alpina con una fetta di torta tipica.

Come sempre mi è andata bene, per il futuro e per chiunque vada in montagna, è sempre necessario ricordarsi che quei posti non sono sempre amichevoli ed è necessario non prefiggersi mete, ma accontentarsi di ciò che si può raggiungere senza rischiare la cosa più preziosa che abbiamo: la nostra vita. E' bello poter raggiungere certi luoghi...il loro candore e il silenzio che li caratterizza fanno star bene ma bisogna ricordarsi che avremo sempre almeno un'altra opportunità per andarci e non per forza dobbiamo metterci in pericolo o ancor peggio rischiare la vita di altre persone, il bello e la soddisfazione che ne deriva consiste proprio nella riuscita del raggiungimento sapendo di non aver rischiato in nessuna occasione, avendo insomma rispettato le regole... le regole che la natura, in questo caso la montagna, determina e che nessuno ha il diritto o il potere di ridiscuterle.
Quel sogno che è il Natale
Ed eccoci, come per magia, di nuovo al 24 dicembre. Molti dicono.... un giorno come un altro. Per me no, non è un giorno come un altro, è un'immagine di ciò che è bello e sono contento che sia così non tanto per tuffarmi nel qualunquismo quotidiano ma per spiegare ciò che significa per me sentire il Natale.
Ho letto una frase ieri:"Buon Natale a tutti quelli che ci credono ancora"
Ebbene sentire il Natale per me significa riuscire a provare ancora qualche emozione, diversificare il quotidiano, rendersi conto di quanto brillano le stelle e di quanto è bello vivere essendo se stessi e sorridere di tutto ciò che è triste e apparentemente senza senso.
Molti dicono che Natale dovrebbe essere tutti i giorni, magari potesse esserlo... purtroppo nella vita di oggi abbiamo poco tempo per capire e ricordarsi dello spirito del natale, ma per un giorno è giusto fermarsi ed accorgersi delle piccole cose, vivere la propria vita al rallentatore. Ci si accorge di tante cose il giorno del Natale... Ci si accorge di un sorriso, che avresti tanto desiderato vedere per ogni mattina, ci si accorge di una piccola stella che brilla lassù e che sempre di più abbiamo dedicato, di un tramonto lontano che sta indicando che un altro giorno è passato senza che tu non sia più tornato in quel posto ed è l'occasione per ricordarsi di mille cose passate di cui è ingiusto dimenticarsi perchè ogni emozione dimenticata è un'emozione persa.
Ed è bello potersi dedicare un giorno intero a ricordarsi e a sentire quanto si sta bene con tutto ciò che abbiamo attorno a noi ed è giusto comunicarlo. Un po' come si fermasse il tempo penso a tutto ciò che amo di più, la mia personalità è solitaria, un po' come un lupo essa vaga per valli innevate guardandosi avanti e cercando di affrontare i pericoli della vita in solitudine, perchè solo così si cresce davvero ma mai dimenticherò i miei genitori, i miei amici e i miei amori perchè essi mi indicano la via come le costellazioni indicavano ai viandanti di una volta la via da percorrere e mai si oscurerà il bene che voglio a loro!
Lassù è sera ormai e un altro giorno sta passando, lassù è così, come si vede in quell'immagine di pini, neve e rocce. Anche questa Vigilia sta passando. Le nubi sono grige e sembrano portare neve in nottata, una notte di Natale sotto la neve, una notte di Natale passata a guardar fuori dalla finestra della camera da letto senza stancarsi di guardare... con il naso all'insù come se un fiocco fosse diverso dall'altro, sempre uguale ma sempre diverso allo stesso tempo fino ad addormentarsi senza accorgersene sotto il tepore di un piumone. Risvegliarsi all'alba...dal chiarore del rinfrangersi dei primi raggi dell'alba riflessi dalle pareti del monte innevato, alzarsi e non smettere di pensare a quant'è bello il mondo, a quanto è bello viverlo e a quanto è bello riuscire ad emozionarsi per uno spettacolo che magari molti non riescono nemmeno a comprendere. Ringraziare il cielo per riuscire a capirlo e voler rivivere quei momenti per sempre.
Quest'immagine la dedico a te, perchè ci tengo a farti un piccolo regalo, così per farti sorridere!! anche se oggi non avrai molto tempo proprio per questo ti auguro di trovare sempre il tempo di fermarti, pensare e sorridere perchè ne vale la pena sempre!
Paris

Quando si ha voglia di partire per una metà senza sapere quale Parigi per me è il luogo perfetto. Parigi, città millenaria, ricca di posti oscuri, belli, misteriosi, ricca di quell'atmosfera preclusa a molte altre città. Questo viaggio è stato un particolare, veloce ma allo stesso tempo lento, una piccola incursione in alcuni punti della città, non studiata in anticipo, ma meditata attimo per attimo. Insomma mi son lasciato andare senza cercare di organizzare proprio niente. Mille idee in testa e poi ciò che si riesce, si riesce. Per la prima volta sono atterrato sul Charles de Gaulle. Incredibile davvero... aeroporto immenso, non l'avrei mai detto, un vero caos...terminal, caccia all'autonoleggio, poi ricerca della strada più veloce. Gli unici step della prima giornata erano: Noleggio auto, ingresso a parigi, parcheggio esterno e poi incursione in Parigi by metro. Idea stupenda, auto superba, praticamente nuova, che fortuna! Inserimento in tangenziale, che dejavu... coda come al solito, era venerdì mattina. Per fortuna all'istante abbiamo trovato il parcheggio che cercavamo, incredibile! Poi metro e Parigi... wow... il primo approccio è stato in place de Saint Michel, lì...davanti all'ile de la citè. Salire e rivederla, sentirne la sua atmosfera, spazi larghi e palazzi napoleonici. Per le prime due ore non ce la facevo a trattenere frasi del tipo :"che bello!!" Poi silenzio e scattare fotografie, tante...come sempre. Ogni volta cercando di catturare un attimo più bello, più ricco di qualcosa che identificasse ciò che stavo sentendo.
Eh sì... Ma non è mai facile, e alla fine ciò che rende sempre di più sono i ricordi degli attimi vissuti a girare la città.
Giri per le strade...per i piccoli quartieri caratteristici, poi Notre Dame, il mio quartiere de Chatelet... bello come sempre, poi giretto lungo la Senna e il Louvre. Vuoi non entrarci? Ma come no...anche solo una piccola corsa per i suoi corridoi, tre ore per visitare uno dei musei più grandi del mondo... ma tanto so bene dove sono le cose che più mi interessano, per cui girare un museo così è un vantaggio. Rivedere il codice di Hammurabi, la Venere di Milo e poi tutti i quadri della galleria dei pittori italiani, che emozione! Sono rimasto di nuovo affascinato dall'immensità e dall'accuratezza de "Le nozze di Cana" e poi dal profumo che si respira in quel museo... Indecifrabile per lo più, ma allo stesso tempo sempre riconoscibile. Poi via...una crepe veloce nel quartiere latino e direzione auto. Il piano era partire a tarda ora verso Chartres, una cittadina a 80 km da Parigi, dove sorge una delle più belle cattedrali gotiche al mondo. Come al solito però nei viaggi di fretta e non organizzati bisogna essere ipermega attenti e io non lo sono stato: causa? mah varie ed eventuali...periodo di stress, voglia di un po' di rilassatezza, sensazione di pacata tranquillità che sa infondermi Parigi... insomma, come sempre possono accadere imprevisti che potrebbero rovinare la vacanza. Ma questi fanno parte di questo tipo di vacanze, sono imprevisti tutto sommato accettabili, che ne accrescono l'esperienza e chissà maggiore attenzione in futuro. Mai dar per scontato gli orari dei parcheggi... ed infatti: parcheggio chiuso. L'auto impossibile da ritirare, ricalcolo del piano con un'alternativa immediata. Notte a Parigi e partenza per Chartres il mattino successivo.
Così è stato...albergo vicino, un fantastico Etap hotel, chi li conosce sa cosa vogliono dire, ma per una notte...l'importante è sapersi adattare, no?
Il momento più bello della giornata? Bè davanti le Tuilerie... proprio di fronte all'immensità di parigi, dietro il louvre...
Chartres

Sveglia ad ora umana, vista l'ora della nanna... colazione all'Etap, ricca e fantastica come sempre (mi si permetta un briciolo di sarcasmo) e poi via!! Un po' di traffico sulle tangenziali parigine e poi A11 verso l'immensità dei grandi spazi semi-collinari della zona di Parigi... viaggiare in auto per quelle strade è davvero stupendo, non ci sno vere e proprie pianure, non danno l'impressione di esserlo eppure gli spazi, l'orizzonte è vastissimo, le strade sono sempre pulite e asfaltate in maniera impeccabile, senza lavori in corso... bisogna far solo attenzione agli autovelox. Al volante? La sorella illegittima di Shumacher, il gene era chiaramente visibile, che ridere... Io navigatore folle quella mattina, mi guardavo ovunque tranne che le indicazioni, che disperazione. Sono troppo abituato a guidare, poco a fare il navigatore, quando non guido non riesco a concentrarmi sulla cartina e quindi: disastri. Non è vero, siamo arrivati quasi senza problemi, la cattedrale si vede da molto lontano, imponente, austera, la più bella oltre il Duomo di Milano naturalmente era la cattedrale di S. Vito, ora però sono disposto a ritrattare, Chartres ha un'atmosfera più antica, più gotica... dei rosoni, delle tonalità di colore che hanno il sapore dell'antichità di secoli trascorsi a rimanere quello che era ovvero uno dei punti di riferimento del cattolicesimo francese. E' stata la cattedrale dei Re di Francia... lì venivano incoronati, e si capisce il perchè standovi davanti al portale. Notre Dame è maestosa, vero..ma le manca quell'atmosfera gotica che hanno altre cattedrali... che ha per l'appunto Chartres.

Ma non solo la cattedrale...anche il borgo è stupendo, ricorda un po' Rivoli, su una piccola altura... con una bella balconata sulla cittadina. Una bella piazza, tanti negozi...la gente negli acquisti prenatalizi del sabato pomeriggio... un'atmosfera proprio bella. Adoro la Francia anche per questo, perchè anche nei piccoli paesi fra le persone c'è giovialità, felicità. La gente si guarda in giro, è aperta e aiuta, si fa in quattro, davvero per ogni cosa. Lì sono rimasto per un po' seduto sul muricciolo della terrazza sul borgo ad annusare l'aria e guardarmi attorno, ora ho ancora le sensazioni che ho provato quel sabato pomeriggio, sensazioni d'autunno in bassa normandia, sensazioni che sento molto mie in una terra che mi è vicina.
Le Mont-Saint-Michel
Partenza da Chartres nel pomeriggio lungo statale, alla guida Shumacher siamo arrivati a MSM in un batter d'occhio... Sulu sarebbe stato scioccato dalla velocità curvatura della nostra peugeot 207, peccato la presenza di un Velox in un paesino bretone, ma d'altronde il focus principale della vacanza di due giorni non era mica il far fotografie? Bene ne avremo una in coppia mentre ci appropinquiamo a curvatura 12 verso MSM.
A parte questo inconveniente... un tramonto bellissimo fra le colline bretoni, paesaggi che ricordavo essere meravigliosi, quasi senza senso, al limite della bellezza... alberi ingialliti dall'autunno, prati verdi smeraldo, ben tenuti. Villaggi caratteristici, piccoli con tetti spioventi, pareti miste in muratura e legno, camini accesi. Nebbiolina crescente che rendeva tutto più ovattato, magico. Cielo e nuvole meravigliosi, unici, con colori così vivi da sentire le nuvole appena sopra la nostra testa. Tentare di catturare quelle bellezze con un obbiettivo è inutile, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Non so perchè mi dia queste sensazioni, forse perchè quelle terre sono vicine al mio cuore, per cui io mi sento più vicino a me stesso e tutto ciò mi da emozioni più vive, più uniche. Chi lo sa. Poi in lontananza la rocca, ormai illuminata dopo un tramonto bellissimo... fermarci sulla strada all'arrivo e chiedere della localizzazione dell'albergo prenotato mentre stavamo arrivando. Una graziosa ragazza francese mi sorride a pieno viso e mi dice: "il vostro albergo è dentro le mura". La mia sorpresa e la mia esclamazione l'hanno fatta sorridere ancora di più, mi ha chiesto se ero italiano, che risponderle? Ero contentissimo: il pensiero che avrei dormito nel cuore di un borgo millenario tenuto così bene, proprio sotto l'abbazia, praticamente in mezzo al mare!! Una corsa sull'auto e poi via!! Sosta fotografica in mezzo alla notte sulla strada per MSM... per fotografare le stelle. Ragazzi, ma quante ce n'erano? Ne ho viste sì tante solo in alta montagna... in lontananza le luci dei fari...immaginavo il mio Cap Frehel laggiù... ah che ricordi. Ma lo rivedrò un giorno! Poi la via lattea, Orione, l'Orsa, Venere, le Pleiadi. A sinistra al tramonto... una falce lunare appena pronunciata non disturbava il chiarore del tappeto di stelle. Arrivati dentro la rocca non ce l'ho fatta a non lasciare tutto quanto ed andarmi a stendere sl muricciolo dei bastioni, dove una volta passavano le sentinelle... e star lì a sentire il silenzio e guardare nella notte. Era pieno di pipistrelli e fino a una certa ora si facevano sentire eccome con i loro classici stridii... poi, più tardi... verso oltre mezzanotte, tutto silenzio, davvero silenzio...i fari della rocca spenti, sembrava di essere immersi nel nulla, in mezzo al mare... ma in lontananza due rumori, due falchi che si richiamavano. Il loro verso è imponente, fischi forti, brevi...impossibile non riconoscerli. Davano a quell'ambiente ancora maggiore austerità, sembrava di essere immersi in mezzo al cielo in anni lontani dai nostri, anni in cui quella rocca ha visto carrozze, cavalli giungere dalla strada anni in cui Aubert era il vescovo di quelle terre e suo compito era di difenderle dai Re e dalle genti che se ne volevano impossessare. Anni in cui le terre tutto sommato non erano molto diverse da oggi, ma erano diverse le genti. Tutto sommato in quel momento la notte e la solitudine nascondevano le differenze e fantasticando un po' si poteva immaginare di essere tornati indietro di qualche secolo. Non voglio dire che siano stati secoli più belli, ma senz'altro erano tempi più vivi e veri. Una volta ci si confrontava con la natura e con le leggi e tasse ingiuste del proprio Re; oggi ci confrontiamo con lo stress quotidiano e con le leggi e tasse ingiuste del nostro governo. Che bei momenti comunque... momenti che mi rimarranno impressi nella mente per sempre. Rievocandoli con una foto, un pensiero, un racconto torneranno in mente le immagini e le parole di una notte senza senso, al di fuori della realtà quotidiana, al di fuori di qualsiasi realtà.
L'immagine di Parigi da un finestrino aereo che a 3000 metri di quota ha seguito una delle più belle rotte mai... mai fatte corona una splendida vacanza. L'immagine della notte illuminata di Parigi, vedere la Tour Eiffel, Notre dame, l'arc de Triomphe, il Louvre, i quartieri del lungo Senna e distinguere quel posto...di indescrivibile bellezza che sta al culmine dell'Ile de la citè, proprio in mezzo alla Senna, nel buio della notte in mezzo a palazzi secolari, mi ha fatto rivedere me stesso in un'altra epoca della mia esistenza, e mi ha fatto riprovare delle emozioni vissute che probabilmente non torneranno più. Quel rivivere me stesso nel momento in cui l'aereo si è raddrizzato per riprendere la rotta di casa mi ha lasciato una lacrima che voglio immaginare sia caduta nella notte di Parigi... Au revoir Paris, je t'aime!