Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.

Eccomi

Utente: riverwind
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti. Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati. L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria; una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!» Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria: «Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

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mercoledì, 08 novembre 2006

Un giorno d'autunno

Il giorno di Ognissanti mi sono regalato una gita in montagna, alcuni di noi si sono resi conto della bellezza di queste giornate, uniche a dir poco, terse, pulite. Anche a Milano sembrava che lo smog fosse sparito e che quest'autunno ci avesse regalato un'altra atmosfera sconosicuta ai più. A breve purtroppo torneremo al grigiore dal quale proveniamo e ricorderemo queste giornate come un bell'epilogo dell'estate passata nei più remoti posti del mondo.

Io ho deciso di ritornare al mio laghetto, lassù, in cima al parco del Mont Avic. Molte volte ho parlato e raccontato di questo parco, ma mai mi è capitato di vederlo in pieno autunno. E' da poco infatti che ho modo di poter salire sulle mie montagne acquisite anche in questa stagione e cosa mi sono perso? L'impensabile, una valanga di emozioni che tracciano il percorso risalendo quei sentieri, tutto molto ovattato, ordinato, che fa risaltare i luoghi già belli per conto loro.

Il sentiero sale verso colle vento, sentiero di sassi e di aghi di larice ormai morti. Il mezzo orizzonte visibile dal versante regala fantastiche immagini una linea di monti in parte già imbiancati dalla prima neve d'autunno... Poi l'ultima risalita ed ecco, con il battito accelerato per la fatica e per l'emozione arrivare lassù su colle vento. In realtà colle vento è solo il suo soprannome, si tratta di una forcella situata fra due valli, una forcella d'alta quota che ho battezzato così perchè è sempre incredibilmente ventosa. Arrivare lassù apre l'orizzonte a una nuova dimensione: alle spalle la splendida valle alberata di champorcher, dall'altra una visione d'insieme di due fra i più bei massicci della val d'aosta. Per vederli bene è necessario scendere tra il ghiaione in direzione rifugio lac blanc... poi ecco spuntare il Cervino stagliando la sua brillante piramide nel cielo blu e subito dopo il primo ghiacciaio del Monte Rosa. Una splendida visione d'insieme si arriva ad avere arrivando presso un ponticello che unisce due dei laghi di media valle, da lì il panorama spazia su tutto il massiccio del Rosa. I suoi ghiacciai sono lì...di seguito: prima il Lys, poi di seguito il Breithorn, punta Gnifetti, Balmenhorn... di fronte a quelle rocce non si può evitare di chiamarli all'appello quasi per salutarli uno per uno. Una consuetudine dell'uomo di montagna, è di imparare i nomi delle vette a memoria e di riuscire a riconoscerle da qualsiasi lato, punto dal quale le si guarda. E' una vera sfida, perchè molte volte le cime sono molto differenti e non so dire perchè si sia portati a partecipare... forse semplicemente per esercitare le proprie capacità di memoria, oppure più poeticamnete sembra quasi un modo per portar loro il rispetto dovuto per l'antichità o ancor meglio per la loro bellezza.

Sarebbe bello sedersi su un sasso e aver tempo per guardarle ancora e ancora... ma l'autunno è ormai inoltrato e non c'è tempo da perdere, presto arriverà il tramonto e col buio sarebbe più cauto essere già in fondo al sentiero. Il lago... il gran lac del mont avic però è ancora lontano: un'ora di salita verso il cielo, lassù oltre la cascata, in testa alla valle.

La luce ormai è molto trasversale, il versante che sale al gran lago è esposto verso nord e quindi è completamente all'ombra anche se la valle sottostante rimane ancora ottimamente assolata e si stagliano tra i larici spogli i tre laghi: lago bianco, lago nero e lago cornuto mentre in alto, sopra il versante si inizia a vedere la cima del colle che sovrasta il lago, anch'essa già tinta di bianco della prima neve. Ricordo bene questo spettacolo durante l'estate: il pascolo sottostante pieno di chiazze rossiccie e bianche... mandria al pascolo, qualche scampanellio lontano, l'erba verde e brillante, ogni tanto qualche ciuffo di erika in fiore... Ora niente, il silenzio...solo lo sciabordio violento della cascata e l'ululare del vento più o meno schietto a seconda della raffica.

L'arrivo al lago risulta però più faticoso del solito, una piccola frana ha scomposto il sentiero proprio dove c'è maggior pendenza e tutto sembra essere più rischioso. Per passare l'ostacolo è sufficiente un po' di cautela e dopo qualche minuto ecco la balconata sopra la valle, senza parole come al solito! Unica! La mia P, disegnata con dei piccoli sassi lassù..per terra è ancora lì, dopo parecchio tempo...due mesi almeno, forse di più. Questo non so per quale motivo mi riempie di allegria e continuo il mio percorso. Arrivare lassù è rimanere senza parole come al solito... Un lago così grande e un pascolo così bello a quell'altezza... passata la piccola forcella sembra di essere in un pianoro immenso con in fondo, spostato a destra il bivacco e una conca verdeggiante dove d'estate si intravedono un sacco di caprioli. Di fronte il limite del colle, con la forcella alta che guarda alla valle di Verres. Oltre... il Gran Paradiso.

Il vento fa sì che il lago sia lievemente increspato e ogni tanto si sente un gorgeggiare lontano. Il sole è caldo, ma il vento d'alta quota gelido, l'obbiettivo è mangiare in fretta e ripartire per la discesa. Tre, quattro foto per ricordare questa splendida giornata e poi via...zaino in spalla! La discesa, senza incrociare nessuno, quasi a chiudere la valle prima della notte è un'emozione di solitudine che si deve provare nella vita per comprenderla. Adoro la compagnia, ma non disprezzo la sua assenza in alcune occasioni della mia vita.

Quel giorno di settimana scorsa è rimasto un ricordo. Un ricordo di quanto ho provato prima di entrare in auto e riprendere la strada di casa, un cielo stellato, la sagoma del bosco nel buio della notte rischiarata dalla luna quasi piena e una strada... una strada sterrata a curve come la mia vita che indicava un posto lontano senza vederne mai l'arrivo.

Postato da: riverwind a 20:34 | link | commenti (29)