Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.

Eccomi

Utente: riverwind
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti. Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati. L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria; una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!» Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria: «Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

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venerdì, 13 ottobre 2006


Piccolo dipinto autunnale

Ieri stavo leggendo un libro, anzi a dir la verità un capitolo in particolare di un libro che mi ha consigliato un'amica prima delle vacanze. Ho avuto un po' di difficoltà a trovarlo questo benedetto libro, ma la curiosità e lo stile di questo autore mi è piaciuta subito e la voglia di leggere ancora le sue storie hanno messo in moto la mia ferrea volontà e adesso è nelle mie mani grazie alle mitiche Messaggerie: che farei senza di loro?

Dicevo... uno scrittore nemmeno a farlo apposta di racconti, racconti legati alla sopravvivenza in ambienti che di primo acchito potrebbero non sembrare ostili, ma lo diventano a patto che non si dia loro il giusto peso e non si prendano le dovute cautele. Ha iniziato la sua prima attività nella porzione di Dolomiti che i vecchi del luogo chiamano Cadore. Il buon vecchio Cadore ovvero le Dolomiti orientali, palcoscenico della prima guerra mondiale e mere osservatrici di operazioni ricche non solo di sangue e tragedie ma anche di spirito, morale ed onore. Insomma ricche di quello spirito cavalleresco che è d'uopo tra le genti montane forse perchè una volta vivere in quei luoghi risultava essere veramente difficile e ci si aiutava, per quanto fosse possibile anche fra nemici.
Sembra strano leggere di onore in una guerra ma posso assicurare che sono capitati eventi che ai giorni nostri sembrerebbero davvero inverosimili.

Potrei raccontarne a decine, ma questa volta mi limiterò a parlare del nostro buon Simpson. Non sto parlando di Burt Simpson, ovviamente. Immagino già le facce di alcuni amici pronti a raccogliere la battuta servita su un piatto d'argento!

Entrando maggiormente nello specifico l'autore parla della sua prima esperienza con le crode cadorine ed in particolare di posti che considero la mia casa per certi versi: uno dei posti più belli e austeri del mondo: la valle del Boite ed in particolare la strada che da Cortina porta a Misurina attraverso il passo Tre Croci. Quella strada è immersa in un meraviglioso bosco di larici e d'autunno, quando i loro aghi sono ormai ingialliti e parzialmente caduti a terra, si intravedono a distanza gli attacchi del Pomagagnon e del Cristallo. Se si ha la fortuna di salire per quelle strade una mattina successiva ad una nottata di bufera la magia sarà ancora più evidente. La roccia cristallina coperta da un lieve manto nevoso e i larici appena spolverati da quello che da l'impressione di essere zucchero a velo rendono quei luoghi così pittoreschi da renderli quasi inimmaginabili. Spesso, pur conoscendoli bene, ho avuto la stessa sensazionale sensazione di meraviglia. Raggiungere il lago Scin, un laghetto spettacolare immerso fra gli aghi gialli dei larici pronti per l'inverno non fa nient'altro che ricordare quanto sia bello poter rivivere certi momenti. Ma lo spettacolo non finisce... arrivando a Misurina infatti si apre un favoloso anfiteatro montano. Potrei parlare dei nomi delle crode che vi si affacciano per ore, ma non sarebbe abbastanza. E' necessario vederle per capire e saperle apprezzare.
E' tutto così vicino ma anche così ben distribuito, come se uno scultore avesse azzeccato alla perfezione le altezze e gli slanci della sua opera. Una poesia alla vita, una vera opera d'arte... Come lo è il laghetto d'Antorno che sopra Misurina è una vera balconata tra l'Antelao e le sovrastanti Tre Cime di Lavaredo.
Tutto questo per raccontare la mia meraviglia di quando ho letto del suo racconto minuzioso della risalita su al Rifugio Auronzo e Lavaredo sotto le Tre Cime.

Le Tre cime, conosciute anche come Drei Zinnen dagli austrici, è uno dei massicci dolomitici più noti e amati al mondo. Non bisogna essere alpinisti per conoscerlo, perchè si vede immagine di esso ovunque si parli di montagna. Non è l'altezza la sua peculiarità, per un soffio non arriva a misurare 3000 metri, ma lo è la forma unica, il colore della roccia e la difficoltà di arrampicata.

Il colore della roccia, dipende in gran parte dal colore del cielo e dal riflesso che il sole ha su quello che possiamo definire quasi "cristallo". Con sole pieno sarà bianco brillante mentre di sera e di mattina, quando i raggi del sole raggiungono la tangenza all'orizzonte, diventerà giallo, arancione e poi rosso.

Uno spigolo però... uno spigolo della cima piccola è conosciuto come spigolo giallo ed ha la peculiarità di essere molto molto difficile da scalare per la sua verticalità. Uno strapiombo di trecento metri su una parete completamente uniforme, un vero pericolo. Solo Emilio Comici riuscì nell'impresa la prima volta,  e la sua sfida oltre a rimanere motivo d'orgoglio per l'alpinismo italiano attirò tutti i più conosciuti alpinisti stranieri che avrebbero voluto provare le stesse sensazioni ripercorrendo la strada da lui aperta.

Così fece lo stesso Simpson, sia lungo lo Spigolo Giallo che sulla Cima Grande e ciò che ha descritto è davvero ciò che ci si poteva aspettare... estrema difficoltà e sensazioni forti.

Leggendo quelle pagine mi è tornato alla mente quante volte da quella forcella, la forcella Lavaredo, ho provato le sensazioni di seguire con il binocolo ogni cima dell'orizzonte dalla Torre Di Toblin al Paterno alle stesse Tre Cime per cercare qualche "pazzo scatenato" con la voglia di rischiare la propria vita in cambio di un'emozione.
La domanda è quanto vale la pensa rischiare per un'emozione di questo genere? Preferisco non rivolgerla a me stesso, perchè so che non riuscirei mai a raggiungere quei posti per altri motivi. Chi una mattina di ottobre ha la volontà di prendere corda e chiodi per quest'avventura credo non se la ponga nemmeno questa domanda perchè credo abbia nel sangue quella voglia di rischiare per sentirsi arrivato lassù dove solo i più coraggiosi incoscenti (permettetemi l'ossimoro) riescono ad arrivare.
Certo che che da lassù la vita ha tutto un altro significato e pochi riescono davvero a capire quanto sia bello scoprirlo.

Postato da: riverwind a 17:36 | link | commenti (58)
viaggi, neve, autunno, dolomiti

lunedì, 02 ottobre 2006

Lo specchio della vita

Ieri su National Geographic Channel ho visto un documentario sulla Valle d'Aosta. In particolare una guida, Mario Verthuy, una vecchia guida di Gressoney parlava di quei posti, di quelle genti e della loro atmosfera. Com'è semplice attirare la mia attenzione: un uomo seduto su una panchina ricavata da un tronco d'albero, una pipa, il ghiacciaio del Lys alle sue spalle in tutto il suo splendore. Ho associato immediatamente i suoi occhi a quelli di un caro amico dei miei nonni materni. Lui si chiamava, anzi lo chiamavano Giovanin, ed era un falegname di un paesino della Valle Zoldana, un signore austero, come lo erano tutti una volta con dei baffoni e degli occhi vispi, azzurri che mostravano la saggezza di chi ha vissuto una vita ricca di esperienze. Non era solo un falegname, quello lo faceva esclusivamente per vivere un po' meglio; ma la sua passione erano le montagne ed in particolare la sua Civetta. Era sempre lì, che la guardava dalla sua bottega. Ricordo il suo cappellino in lana rotondo, blu scuro, con una punta centrale. Ricordava quello di un pittore ed a suo modo lui era un artista, un artista del legno. Lavorava bene, con passione, come non si fa più se non in rari casi.
Ricordo le mattine d'estate, svegliarsi alle nove passate con il rumore che proveniva dalla sua bottega, il rumore dei suoi attrezzi e il profumo del legno tagliato. Era così bello svegliarsi con quel profumo e il rumore in lontananza nella tavernetta di casa, dopo aver dormito un sonno spensierato come si dorme da ragazzini. Purtroppo si cresce e le cose cambiano, le responsabilità pesano, magari non nella vita di tutti i giorni, ma si sentono prima di dormire, quando pensi alla giornata e a quello che accadrà il tempo a seguire. Ebbene mi ha colpito rivedere in lui la figura del Giovanin, sebbene l'accento fosse diverso, ricordo quando andavo a trovarlo in bottega... e subito sentivo il suo vocione:"bondì tosat, come statu? A tu vist che l'è 'mbiancada la civeta stanote?"
Un giorno racconterò la sua storia, è epica, come lo sono le vite delle persone d vecchia generazione, sanno di incredibile quando si racconta. Incredibile di come siano riusciti ad arrivare a 90anni vivendo la vita così, come si viveva una volta. Eppure si arrivava alla fine del proprio percorso sani, senza bisogno di vedere posti lontani, ma vivendo al massimo il loro piccolo mondo.
Mi ha colpito una sua frase:"Sulle alte valli in mezzo ai monti, troverai un mercato molto singolare: potrai barattare il vortice della vita di città con una beatitudine senza confini" Queste parole possono comprenderle solo quelle anime che hanno vissuto la solitudine di montagna, non è da tutti cercare la compagnia nella solitudine. Io non ci riuscirei a vivere soltanto di solitudine ma quando salgo lassù, in mezzo ai ghiaioni di alta montagna e raggiungo i miei posti di osservazione preferiti, lì ci sono dei momenti che durano un'eternità, ricchi di significato. Mi è capitato spesso di accorgermi che sento maggiormente la solitudine a girare per corso vittorio emanuele da solo che a stare lassù completamente isolato dal mondo. Non me lo spiegherò mai il perchè... forse perchè non esiste un perchè, ci sono dei posti, dei momenti che senti talmente vicini a te stesso da esserti dentro. Ecco cos'è per me la beatitudine senza confine che raggiungo nella alte valli montane. Qualcuno potrebbe scambiarmi per un ascetico, invece non lo sono. Mi trovo benissimo in mezzo alla gente, ma ci sono dei momenti in cui ho necessità di vivere, respirare, guardare il nulla e confrontarmi solo con me stesso.
Credo sia un valore che è presente in noi, dato da persone che ci sono state vicini... di alcuni di loro rimane solo un ricordo nelle pietre di lassù, nei boschi, vicino alle malghe, nel più piccolo filo d'erba olina. Ci penso quando esco di casa di sera tardi e la luna rischiara le nevi della Civetta, sento freddo: di notte lassù anche d'estate la temperatura è bassa, ma rientrare in casa significa smettere di guardare ed è difficile, è difficile sapere che è l'ultima sera prima del rientro. E' difficile salutare quei posti, quei momenti che sono ricchi di vite, di pensieri, di ricordi, di bei momenti. Quaggiù tutto cambia, lassù le sagome di notte sono sempre uguali: una carta da zucchero bianca sotto un tappeto stellato di eternità, il silenzio di sempre corretto dal rumore del solito scrosciare dell'acqua della fontana. Un ultimo sguardo, un altro respiro e poi in casa a dormire e vivere anche di ricordi.

Postato da: riverwind a 15:40 | link | commenti (46)