Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.

Eccomi

Utente: riverwind
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti. Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati. L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria; una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!» Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria: «Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

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martedì, 30 maggio 2006

Val di Rhemes

Si tratta di una delle più belle valli trasversali della Val d'Aosta, un vero parco naturale, ben conservato e assolutamente poco corrotto dall'invasione dell'uomo. I versanti sono pieni di piccole cascatelle, ovunque si sente il continuo scrosciare di acqua in maniera roboante. Una bella passeggiata unisce i due comuni più rilevanti della vallata, Rhemes Notre Dame e Saint George, da lì, con un binocolo si possono vedere e fotografare un sacco di stambecchi, camosci o marmotte sfidare la gravità su speroni di roccia. Spesso sono lassù, accucciati a prendere il sole e guardare il fondovalle senz'altro incuriositi da ciò che succede. In fondo alla valle si parte per una bella passeggiata, niente di più. Non è difficile per chi ha un po' di resistenza, circa un'ora - un'ora e mezza a seconda delle difficoltà che si possono trovare per raggiungere il Rifugio Benevolo. La risalita è davvero piacevole, dapprima in mezzo a boschi di pini e larici, poi in mezzo a distese ricoperte di primule e di erica non ancora fiorita ovviamente. Lassù il clima è ancora primaverile, se non ci fosse stato il sole il venticello sarebbe stato davvero freddo.

Durante la risalita una chiazza di neve in un punto un po' esposto ha creato qualche problema, massima attenzione, perchè il rischio era di finire nella cascata sottostante. Bello però, abbiamo fatto cordata fino alla cresta del nevaio, senza racchette o ramponi. Arrivati lassù si è ai piedi della Granta Parei e della Becca del Traversiere. Due bellissime creste...

Le sensazioni lassù sono sempre le medesime, voglia di rimanerci più a lungo possibile, senza guardare orologi. Sdraiarsi nell'erba, al sole ed ascoltare i profumi e i rumori del posto. Ricordo il vento, il torrente di sotto, ogni tanto qualche vociare in lontananza, dei gracchi planare con difficoltà per il forte vento da cui però eravamo riparati da una bellissima conca. La neve lassù non è ancora andata via del tutto, sembra di essere tornati indietro di qualche mese. E' bello vedere questa eterna differenza... in alcuni tratti primule indicano l'ormai sopraggiunta primavera, in altri i nevai indicano la permanenza dell'inverno quasi come volesse mantenere il possesso di quei luoghi. Pian piano però il suo destino è di cedere il passo all'estate. Ormai manca poco... un paio di settimane come quest'ultima e tutto inizierà davvero a fiorire anche ad alta quota.

Poi come per incanto... dei fischi nell'aria, due marmotte stavano uscendo dalla tana. Bellissime! Prima uno sguardo attorno, poi, resesi conto della nostra vicinanza, si sono allontanate per maggiore tranquillità.

Come al solito quelle ore magiche sono passate in fretta:  come se fossimo appena arrivati, già pronti per ripartire. L'unica grande consolazione è che ha arricchito i nostri ricordi. Un magnifico giorno è passato..... ma un altro è già pronto a sostituirlo.

Postato da: riverwind a 11:06 | link | commenti (18)

lunedì, 22 maggio 2006

Early morning...

E' stupendo vedere l'alba sulla pianura Padana, il tratto Torino-Milano è meraviglioso perchè è contornato da una morfologia unica. Il cielo è blu scuro, d'un tratto verso oriente si scorge una striscia di celeste, è sinonimo che di lì a breve comincerà a schiarirsi la volta celeste fino a sopraggiungere l'alba.E' un fenomeno unico, molto emozionante. I monti valdostani che reggono la sinistra della pianura finiscono con il massiccio del Monte Rosa, l'ultima vedetta della pianura, la sua posizione è strategica. Il suo ghiacciaio perenne, acquisisce i colori del cielo. Passa da un bianco spento ad un rosa fino a raggiungere un arancione acceso al momento in cui il sole sta oltrepassando l'orizzonte, ma non ancora. Lì a un centinaio di chilometri di distanza sembra quasi distinguersi la sagoma del Cristo delle Vette su una delle torreggianti cime del massiccio: il Balmenhorn.

E' una delle prime cime a tingersi dei colori dell'alba, e lui, il Cristo, rivolto verso est, scintilla sorridente verso tutte le genti. Raggiunta la dorsale per il Balmenhorn si ha una visione che ha davvero dell'incredibile. A nulla serve aver visto fotografie o filmati non si arriva mai preparati a quella visione: mozza il respiro! La cresta è completamente bianca, coperta di neve e ghiaccio, da lì una mastodontica statua sorge dalla cima e protende le braccia verso il vuoto.Avvicinandosi non ci si rende conto di ciò che si ha di fronte, sembra impossibile che qualcuno abbia portato lassù quell'immensa statua di bronzo. Eppure l'hanno fatto, nel 1955 con l'aiuto dei muli.Da lassù niente sembra lontano, tutto è raggiungibile, la sensazione è di grandezza e di immensità.Guardando quella cima mentre si viaggia in macchina sull'autostrada è bello e triste allo stesso tempo. Bello perchè fa venire in mente ricordi di giornate di tempi passati, triste perchè la distanza che separa quel posto è vicina ma lontana allo stesso tempo. Una mattina come quella di oggi fa percepire la grandezza del mondo e quanto vale la pensa soffrire pur di viverci anche solo per qualche attimo in confronto alla notte dei tempi.

Postato da: riverwind a 20:13 | link | commenti (24)

giovedì, 11 maggio 2006

John Denver - Leaving On A Jet Plane

Una delle prime canzoni di un grande della musica Country. La vita alle volte è ironica: ha iniziato a cantare le sue poesie scrivendo:"I'm leaving on a jet plane, don't know when I'll be back again" e ha concluso la sua esistenza a bordo dell'aereo che stava lui stesso pilotando al largo delle costa ovest degli usa nel 1997. La fine di uno dei più grandi poeti della musica tradizionale statunitense.

All my bags are packed, I'm ready to go, I'm standing here outside your door, I hate to wake you up to say good-bye.
But the dawn is breaking, it's early morn, the taxi's waiting He's blowing his horn.
Already I'm so lonesome I could die. So kiss me and smile for me, tell me that you'll wait for me, hold me like you'll never let me go.
'Cause I'm leaving on a jet plane, don't know when I'll be back again. Oh, babe, I hate to go.

There's so many times I've let you down, so many times I've played around,
I tell you now they don't mean a thing. Every place I go I'll think of you, every song I sing I'll sing for you, when I come back, I'll bring your wedding ring. So kiss me and smile for me, tell me that you'll wait for me, hold me like you'll never let me go.
'Cause I'm leaving on a jet plane, don't know when I'll be back again. Oh, babe, I hate to go.

Now the time has come to leave you, one more time let me kiss you,
then close your eyes, I'll be on my way. Dream about the days to come when I won't have to leave alone, about the times I won't have to say: kiss me and smile for me, tell me that you'll wait for me, hold me like you'll never let me go.
'Cause I'm leaving on a jet plane, don't know when I'll be back again. Oh, babe, I hate to go. I'm leaving on a jet plane, don't know when I'll be back again. Oh, babe, I hate to go.........

Postato da: riverwind a 11:02 | link | commenti (25)
viaggi

domenica, 07 maggio 2006

Il mondo, cos'è davvero il mondo? Il mondo può essere uno degli arcani maggiori, quello che sta attorno a noi, l'infinità senza confini, la nostra Terra, il cortile di casa. La grandezza del mondo sta alla nostra pura volontà di sognare.Nessuno può dare una corretta definizione di mondo seppure esista come definizione del vocabolo.Il mondo per ognuno di noi corrisponde al limite che si pone il nostro intelletto. Non è questione di intelligenza, bensì di propensione alla curiosità. Nessuno ha la visione completa di ciò che è il mondo, chi di più e chi di meno ma nel suo piccolo è una vera immensità. Immensità di risorse, immensità di storia e di fatti. Credo perciò si possa definire realmente come concetto astratto utilizzabile solo in quanto grosso insieme di idee, luoghi, situazioni, vite.Il mio mondo: è qualcosa che non ha realmente limiti, qualcosa che non riuscirò a vedere e capire in tutta la mia vita, uno di quegli obbiettivi che ci si può proporre ma che già a priori si possono definire come visionari.
Perchè? Perchè ogni angolo che si trascura, che non si vede perchè "non vale la
pena" è una frazione ignota del mondo. Guarda caso questa frazione potrebbe contenere delle bellezze inimmaginabili di cui non si saprà mai l'esistenza.
L'esempio lo posso basare su una realtà: la mia.
Io sono nato in una città che 31 anni fa contava meno di 20000 abitanti vicino a
Torino. Ho vissuto per 25 anni in questa zona tranne che per pochi momenti all'anno nei quali mi sono sempre concesso viaggi, qua e là. Io amo Rivoli, ha degli scorci e delle vedute che sono uniche al mondo che ora conosco, nel raggio di pochi chilometri ci sono delle bellezze cui è davvero un peccato privarsi. Se fossi nato ad Henry, nel South Dakota, non avrei mai saputo di questi posti e sicuramente mai ci sarei venuto in tutta la mia vita.

Praga, ieri ho letto di Praga su un blog. Praga è una pietra miliare della nostra civiltà, un posto che tutti prima o poi nella loro vita vedranno. Praga non è nient'altro che la Parigi dell'est, la città del romanticismo gotico, l'essenza della bellezza antica. Ho deciso di pubblicare una delle foto meno significanti di Praga, non è focalizzata nessuna sua principale bellezza, solo una piazza una piazza che vola sulla città. Pensando a Praga mi vengono in mente un sacco di cose... troppe per enunciarle tutte. Le principali sono il ponte Carlo, S. Vito la più bella delle cattedrali, Stare Mesto con la sua piazzetta indimenticabile. Ma non solo: le sue viuzze centrali, il cimitero ebraico, il palazzo reale con la sua galleria artistica nella quale ricordo delle bellissime tele di Renoir, la star-cola, la sera all'Eden, il Museum, la paura che ci siamo presi in aeroporto quando non era ancora occidentalizzata, la sera sulla Moldava alle luci del tramonto, la partenza... adesso che ci penso è sempre stato difficile partire da Praga: la prima volta l'aereo cancellato e la seconda la macchina incidentata. Che dire poi delle pianure sconfinate della Boemia e dei suoi castelli?

La visione del mondo per ognuno è un po' come se fosse una tela, sognando e girando gradatemente si colorano delle parti, alcune di esse sono uguali per tutti, altre invece rimarranno proprie di pochi. Il mondo è l'unione normalizzata di queste tele. E' l'unico dipinto che non potremo mai concludere da soli ma sempre, soltanto... con l'aiuto di qualcun'altro.

Postato da: riverwind a 05:09 | link | commenti (16)
viaggi, mondo, praga, riverwind