Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.

Eccomi

Utente: riverwind
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti. Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati. L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria; una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!» Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria: «Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!

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giovedì, 27 aprile 2006

Col Licony - Morgex

Come promesso mi va di condividere una curiosa somiglianza. Non sembra la stessa immagine inserita come top su questo blog?

Ci sono delle differenze, verissimo, ma ho notato fin dal principio una grande somiglianza.

Lassù è tutto stupendo i profumi, i colori, il cielo, ci si sente più vicini a se stessi. Uno sguardo a destra, poi uno a sinistra, si rimane sempre indecisi della direzione da mantenere.

Arrivarci non è semplicissimo, poi è necessario scegliere una giornata bella come quella che si vede in fotografia però merita e quest'anno voglio ritornarci appena il disgelo dell'ultima neve me lo consentirà.

In fondo, sulla destra si intravede in tutta la sua austerità il massiccio del Gran Paradiso, una delle punte più belle dell'arco alpino occidentale dopo il Monte Bianco e il Cervino.

Una giornata indimenticabile capitata casualmente e fortemente consigliata da una persona che ho sempre stimato. Perchè tutto sembra più bello quando si fatica ad ottenerlo? Credo dipenda dalla maggiore soddisfazione che si ha nel raggiungimento del proprio obbiettivo ed in maggior misura se questo è più difficile da ottenere. Credo sia una grande verità riproponibile per tutti gli eventi della nostra vita. Essere soddisfatti di sè vuol dire raggiungere un difficile obbiettivo, arrivare in cima e guardarsi attorno con lo sguardo di chi ce l'ha fatta, quasi volare, come quando sono arrivato al colle, per poi con calma, ridiscendere. Rimanere soddisfatti di se stessi vuol dire ripercorrere quella strada più volte nell'arco della propria vita.

Postato da: riverwind a 19:17 | link | commenti (28)

mercoledì, 26 aprile 2006

Mémoires

Ci sono dei momenti nella vita in cui i ricordi di ciò che è stato pesano di più altri di meno.

Ieri ricordavo una notte buia in mezzo ad una valle, la strada illuminata a stento dai fari dell'auto, i fulmini che rischiaravano un paesaggio che mi è sempre stato amico, ma in quel momento mi dava l'impressione di non esserlo più, anzi di essere ostile nei miei confronti. La pioggia che scrosciava sulla strada, il rumore delle gocce che s'infrangevano sul parabrezza. La pioggia mi è sempre piaciuta, ma in quel momento sembravano lacrime senza senso, perchè io sono stato a parlare e io mi sono messo in discussione: quindi senza ragione. Eppure sentivo che una perdita l'avevo subita, la sentivo. Sono stato sempre sicuro delle mie scelte, ma in quel momento non lo ero perchè ?

Mettersi in discussione non è facile, cambiare vita in un minuto, rimanendo in compagnia di una sola cosa: l'ignoto! Importante perchè se si sente non bisogna mentire a se stessi, poetico perchè l'ignoto mi porta ad esserlo, vero perchè non sono mai riuscito a mentirmi, difficile perchè le scelte della vita a volte lo sono, soprattutto quando con una frase si perde metà della propria vita, o forse di più.

Chi sarò tra dieci anni? Bella domanda che mi sono fatto. La risposta è scritta in qualche pagina di manoscritto sotto forma di speranza, chiusa e sigillata in una bottiglia di rosè, una bottiglia aperta per un'occasione speciale che ho provvidenzialmente tenuto per un motivo, probabilmente il motivo era proprio questo.

Non so se tra dieci anni sarò ancora vivo, un'amica me l'ha fatto presente: la casualità della vita ha molte facce e tutto potrebbe capitare, se così non fosse i miei sogni andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. (Philip Dick)

Ma intanto domani è un altro giorno.

Postato da: riverwind a 12:21 | link | commenti (12)

giovedì, 20 aprile 2006

Sai dov'è l'Isola di Wight? - Cap I

Nell'estate del 1992 due miei amici ed io siamo riusciti ad organizzare una vacanza che sarebbe rimasta per molto tempo nella top one delle più belle vacanze estive. Vacanza studio di tre settimane insieme a una trentina di ragazzi/e provenienti da tutto il nord-italia passata per qualche giorno a Londra e per il resto sull'Isola di Wight.

Isle of WightMa quante ne sono capitate in quel periodo? Ricordarsele tutte non sarà semplice, ma ci proverò in vari capitoli che andrò ad integrare nel tempo.

Il viaggio è stato perfetto, siamo solo arrivati a Gatwick a oltre 80 km fuori Londra un po' tardi. Se non ricordo male siamo riusciti ad arrivare in albergo (e che albergo) verso l'una di mattina non prima.

Ricordo ancora la sensazione dell'ingresso in Londra: eravamo su un grosso pullman e il viaggio è stato per lo più in mezzo alla campagna inglese. La città si è rivelata immensa come ci si aspettava d'altra parte: prima di arrivare in zona Bayswater abbiamo attraversato per una buona mezz'ora zone residenziali di case e casette per poi finalmente vedere qualche palazzo più alto che ci indicava l'approssimarsi della destinazione. La stanchezza era tanta, ma l'emozione maggiore! Arrivati finalmente all'albergo accreditarsi è stato tutt'altro che veloce e nel frattempo siamo riusciti a farci redarguire da un metropolice vestito da barbone. Troppo chiasso e occupazione del marciapiede, fatto inverecondo per l'english law! Ne siamo usciti grazie all'aiuto della nostra fantastica tutor. I primi due giorni a Londra sono stati spettacolari: la prima gita senza famiglia in uno stato estero tra l'altro in una delle più grandi città d'Europa, si può immaginare l'eccitazione crescente. Abbiamo girato per la City, Central Park e tutta la zona di Bayswater. Camminata in Oxford street e lungo il Tamigi dove tra l'altro ricordo di essere stato rapinato per una bottiglietta d'acqua da mezzo litro: 1 pence!!

Passati questi due giorni finalmente ecco arrivare la partenza per la nostra meta ultima. Lasciando Portsmouth in catamarano ricordo la bellezza della sensazione del vento forte associata al calore del sole, era tarda mattina e il tempo era magnifico. Proprio bello! Eravamo tutti molto carichi e assolutamente pieni di curiosità nel conoscere la famiglia che ci avrebbe ospitato già dalla sera stessa.
Arrivando a Ryde la prima cosa che abbiamo notato è un lunghissimo molo costruito ,scoprimmo poi, per causa della poca profondità del mare e quindi della forte sensibilità al fenomeno delle maree. A Ryde ci fu l'incontro con il tutor madrelingua e l'assegnazione della famiglia. Noi fortunati eravamo finiti in un paesino fuori Ryde, Bembridge  distava da Ryde circa mezz'ora, se non di più, di percorrenza in auto fra chilometri di verde  campagna inglese. Il resto di seguito...

Postato da: riverwind a 20:06 | link | commenti (14)

lunedì, 17 aprile 2006

Bretagna - Cap Frehel

Un posto per cui valga la pena sognare sempre, uno dei tanti intendo.

Uno dei posti in cui il sospiro rimane sospeso fino a che non si parte. Ebbene questo tramonto avrei gradito fosse durato per l'eternità, purtroppo è durato solo qualche minuto. Alla partenza un dubbio, la voglia di rimanere ancora un po'? Inutile, il viaggio scorre via come la vita: ineluttabile!

Rimanere lì, sospesi su quelle rocce granitiche con la visione del mare proprio sotto i propri piedi, ecco un angolo meraviglioso. Ogni attimo che avanzava era differente e ne modificava la visione: il faro, il resto della costa, la luce che si affievoliva all'orizzonte, il calmarsi del mare, il profumo dell'aria.

Ci sono dei posti al mondo che mi rimarranno sempre nel cuore, forse perchè li ho vissuti poco, forse per il momento della mia vita, forse per altri motivi, di certo Cap Frehel è uno di quelli.

Cap Frehel

Postato da: riverwind a 01:53 | link | commenti (7)

sabato, 15 aprile 2006

Douglas Bader

Stamene mi son svegliato con un ricordo, Douglas Bader. In Italia non è conosciuto se non dalla poca filmografia che su di lui s'è girata mai esportata nel nostro paese credo...
Di lui m'è stato raccontato da un english tutor che ho conosciuto in azienda anni fa, inglese madrelingua originario della Cornovaglia e ormai prossimo agli ottant'anni. Insomma una di quelle persone che si può definire "nonno" e il cui parlare e raccontare ha sempre sapore di anni antichi e di altro tempo.

 
Douglas Bader un pilota mediocre della RAF degli anni '30 partecipò un giorno a una gara di evoluzioni acrobatiche e, vista la sua mediocrità nel volo, il suo aereo si schiantò sulla pista di Bristol. Egli si salvò ma come riscatto alla sua salvezza dovette rinunciare ad entrambe le gambe. Il destino però, come spesso accade in questi casi, gli riservò tutt'altro che una vita umiliante, la seconda querra mondiale era ormai iniziata e l'inghilterra era fortemente minacciata dall'aviazione tedesca. Bader voleva assolutamente tornare a volare per difendere la sua patria, forse preso dalla sua incoscienza o da chissà quale altra luce... Ebbene nonostante il suo handicap si presentò al comandante della sua squadriglia per richiedere il ritorno alle operazioni. In quell'occasione, su una sedia a rotelle, il comandante dovette negargli la richiesta motivandola che senza gambe non avrebbe potuto tornare mai più a volare. Bader però aveva ormai i suoi obbiettivi in mente e decise di farsi costruire due protesi per i suoi arti inferiori, andò in scozia presso uno dei più famosi studi ortopedici del suo tempo e da quel momento iniziò la sua nuova vita. Fece esercizio con tutta la sua forza di volontà e poi dopo sei mesi si ripresentò al comando su una sedia a rotelle e riformulò la stessa domanda, voleva tornare a volare per difendere la sua patria. La risposta del comandante fu la medesima ma a quel punto Bader si alzò dalla sedia a rotelle e disse: "adesso le ho le gambe, deve farmi volare!". Questa volta il comandante non se la sentì di rifiutare se non altro per l'incredibile forza volontà che aveva dimostrato. Ebbene divenne un eroe, riuscì ad abbattere 22 aerei tedeschi e divenne uno dei più abili piloti che volteggiavano sui cieli inglesi. Ben presto la sua storia si sparse all'interno degli squadroni della Luftwaffe, era conosciuto come un asso. Un giorno, un pilota tedesco riuscì ad abbatterlo sui cieli della normandia. Egli dovette azionare il comando di eiezione per salvarsi, la sua protesi però gli impedì di uscire dall'abitacolo dovette quindi slacciarla e si lasciò cadere mentre era in volo. In quel momento tutti i piloti tedeschi si accorsero che si trattava proprio di lui, del pilota senza gambe, di Bader. Nessuno di loro osò mitragliare sul suo paracadute, lo lasciarono planare per terra e lo catturarono vivo. Il comandante dello squadrone tedesco notificò la sua caduta alle forze inglesi e con pieno spirito di fratellanza, nonostante la guerra infiammasse l'Europa lo fece trattare con grande rispetto. Un giorno atterrò un aereo inglese in una base tedesca in normandia per un'operazione: l'Operazione Gambe. Gli fu portata una protesi identica a quella che si era fatto costruire in scozia e venne trattenuto con i massimi riguardi fino al giorno della liberazione.

Il suo nome e il suo coraggio entrarono nella storia nel 1982 quando morì a Londra.

Solo una considerazione, la guerra è nel mondo considerata giustamente negativamente, ma la guerra di altri tempi era differente rispetto alle guerre di oggi. L'odio pervade sempre i campi di battaglia, così dev'essere sempre perchè altrimenti l'uomo non potrebbe andare contro se stesso. Però un evento di questo genere può risvegliare la coscienza e la razionalità umana e può far rivedere nella persona che ti sta di fronte con la baionetta puntata te stesso o quello che vorresti vedere in te stesso. Oggi gli uomini si possono guardare sempre meno negli occhi quando si sparano, le gittate sono sempre più lunghe e l'umanità sparisce sempre di più. Questo è molto pericoloso nonostante arrivi a far risparmiare molte vite umane in apparenza.
Io non sono contrario alla guerra nel senso assoluto, la pace è un delicato equilibrio tra le guerre. Le opinioni degli uomini sono differenti e dove fallisce la diplomazia e la politica inevitabilmente ci sarà guerra (von Clausewitz). Una volta però la guerra era diversa, di episodi di spirito di fratellanza fra nemici la prima e la seconda guerra mondiale ne sono pieni e arricchivano il mondo e gli animi di qualcosa. Ora tutto è legato a un bottone, che fratellanza si può riscontrare in un bottone? Quale spirito di pietà può destare?

Chi volesse conoscere nei dettagli la storia di Bader:
Douglas_Bader

Postato da: riverwind a 14:51 | link | commenti (1)

giovedì, 13 aprile 2006

In questi giorni ho iniziato la frequenza di due corsi molto interessanti: uno di project managing e l'altro di teamworking ovvero materie la cui teoria mi era abbastanza sconosciuta. Il primo riguarda la gestione logica e schematica dei progetti, il secondo mira ad insegnare l'interazione con il team in maniera tale che esso possa dare sempre il meglio nel tempo.
Sinceramente mi ha fortemente stupito la programmazione proprio di quest'ultimo, ovvero un corso basato sulla psicologia umana.
Credo di non aver mai partecipato a un corso del genere, molto piacevole perchè l'obbiettivo delineato è quello di costruire positività.
Creare positività però non ha a che vedere solo con il  team di lavoro, bensì con noi stessi e con le persone che ci conoscono. La positività e l'ottimismo stanno alla base del viver bene e spesso si raggiungono se si riesce a guardare lo spazio che ci sta attorno in maniera tridimensionale e non bidimensionale come spesso ci capita di fare. La regola del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto la dice lunga: alle volte il nostro bicchiere è mezzo pieno e ci sentiamo allegri e positivi, altre è mezzo vuoto e lo stato d'animo è di pura depressione. Il vero problema non sta nella quantità o tipologia di liquido che riempie il nostro bicchiere, ma nella forma e nelle dimensioni del bicchiere stesso! Tutto ciò per dire che l'ottimismo e il pessimismo (o il realismo come qualcuno direbbe) sono solo stati d'animo momentanei guardando l'interezza della nostra vita e vengono influenzati in maniera drastica dalle emozioni.
Sono rimasto fortemente colpito dal modo di relazionarsi di uno dei due relatori, uno stile per niente austero anzi assolutamente poco ortodosso. la sua figura mi ha ricordato due altri docenti del passato, un bravissimo professore di filosofia e uno altrettanto bravo di fisica 2 (la vendetta). Una persona pragmatica che sa spiegare e attirare la giusta attenzione nei suoi allievi facendo respirare unità all'interno del gruppo. Ebbene tutto ciò mi ha ricordato il sistema conosciuto e utilizzato egregiamente nelle università americane dove si impara davvero qualcosa! Ma non voglio far polemica alcuna.
Credo che questo corso mi potrà aiutare tantissimo sia sul lavoro che nella vita in generale; dopotutto per conoscere gli altri è fondamentale conoscere bene se stessi. Ops... sento sopraggiungere le sirene temo mi stiano raggiungendo: è meglio che vada!!

Postato da: riverwind a 20:20 | link | commenti (4)