Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto.
![]()
Nome: Paolo
Eccomi tra voi, annoierò gli internauti con le mie storie, i miei racconti.
Come Salgari sogno di viaggiare anche quando il mio veliero è attraccato al molo, come Shackleton amo le sfide naturalistiche, come Harrer mi piacerebbe vivere e vedere mondi passati.
L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione!»
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore... gioia... gloria!» È uno scoglio, maledizione!
A
Claudia Annie
Consorzio Monte Bianco
Galleria fotografica
LittleDreamer
TheKanf
Un blog pieno di sorrisi
uno(E)Xdue
adua
alba
alpinismo
amore
auguri
autunno
deserto
dolomiti
edinburgo
emozioni
ghiaccio
greyfriars
libia
mondo
monferrato
natale
neve
nonni
oasi
paris
pensieri
praga
primavera
ricordi
riverwind
sahara
scozia
sella
sogni
tramonto
trekking
tunisia
viaggi
visitato *loading* volte
In onore a Ziggy, o meglio alla sua cavallerizza, che ha replicato con un siffatto felice augurio voglio narrare un evento che forse ha siglato la mia curiosità verso una delle mie numerose passioni, quella che Kirk, Spock, Scotty chiamerebbero "l'ultima frontiera".
Vent'anni fa usavo passare tutte le estati o quasi in montagna. In realtà mi divertivo un mondo a vivere per due mesi in mezzo ad amici che rivedevo tutti gli anni e che mi ricordavano comunque i momenti felici delle vacanze estive. Il posto si chiama Pianaz ed è situato in val zoldana, per intenderci a circa 20 Km da Cortina d'Ampezzo. Una tarda serata di agosto, mentre noi giocavamo spensierati a nascondino usando come campo da gioco tutta la porzione della valle vicina all'abitato, successe una cosa che ancor oggi credo abbia avuto dell'incredibile. Noi direttamente non ci accorgemmo di nulla, almeno fino al momento in cui sentimmo del vociare proveniente dalle case dei nostri genitori che attrasse la nostra attenzione perchè carico di stupore. Guardammo in su, verso uno dei più bei monti delle dolomiti, il monte Civetta e poco più in basso, alle sue pendici vedemmo stagliarsi quella che sembrava una nuvola infuocata. Il cielo era assolutamente limpido, si vedeva una volta stellata come capita quando si è ad alta quota lontano dai posti che disturbano la visibilità con luci o smog.
Tutto ciò era inspiegabile, la nuvola sembrava essere carica di fuoco e la paura era che fosse il bosco ad incendiarsi; tra l'altro proprio in quel luogo o poco distante sorge ancor oggi una malga di montagna che in quel periodo è piena di bestiame da pascolo. Il malgaro, il "Primo", così lo chiamano, per paura che il cosiddetto incendio minacciasse il suo bestiame partì di gran lena a piedi con il suo cane verso le pendici del monte, e noi, curiosi com'eravamo, dapprima ci radunammo e poi raggiungemmo il sentiero all'insaputa dei nostri genitori. Man mano che avanzavamo verso la malga la visione di quella nuvola ci incuriosiva sempre di più: non sembrava infatti che fossero i pini ad essere incendiati, bensì il fuoco sembrava provenire dalla nube stessa senza contare che non era così vicino al suolo come pareva essere da mezza costa.
Tutto d'un tratto, dopo una buona mezz'ora di apparizione e completa staticità, sotto i nostri occhi coperti di meraviglia, si alzò verso una forcella individuata fra il monte Civetta e la Moiazza, il monte alla sua sinistra per poi sparire com'era giunta. Quel movimento lo ricordo ancor ora quando ci penso, se non fossimo stati in tanti ci sarebbe stato da aver paura perchè in quel momento tutti pensavamo di aver avuto a che fare con un fenomeno che poco aveva di naturale. A volte nella vita si ha questa sensazione, a me è capitata solo quella volta per la verità. A passi veloci e in silenzio raggiungemmo la malga, il Primo era arrivato poco prima, il bestiame era chiuso nella stalla ma stranamente non si sentiva alcun muggito. Lui stesso si rendeva conto della situazione strana in cui ci stavamo trovando e in dialetto, prima di aprire la porta della stalla, ha proferito frasi piene di angoscia in quanto era ignoto ciò che da lì a poco avrebbe visto. Ricordo aprire quella porta con il fanale che teneva in mano, saranno state le 11 di sera o forse più tardi non ricordo, sotto quello che è tutt'ora uno dei più bei anfiteatri delle dolomiti, arricchito di fronte dal monte Pelmo e alle spalle dal già citato monte Civetta vedemmo una scena stupefacente. Le mucche erano alzate, in silenzio e guardavano in alto verso le finestre, anche loro rimaste incuriosite da ciò che sicuramente avevano visto. Non si accorsero nemmeno del nostro ingresso, all'inizio parevano immobilizzate poi, poco per volta, iniziarono a muggire.
Chissà realmente cos'hanno visto, erano proprio sotto quella strana presenza infuocata che avvicendava le pendici del Civetta, senz'altro avranno avuto modo di vedere molto di più di quanto potemmo far noi da notevole distanza.
Purtroppo allora non esisteva la tecnologia che abbiamo adesso, se così fosse ora potrei documentare quanto racconto con foto e filmati. In ogni caso tutto questo rimarrà impresso nella mente di noi che allora eravamo bambini, quella è stata una notte da sogno e rimarrà per sempre unica nel suo genere. Ancora di recente quando mi capita di tornare in quei posti e ritrovare qualche vecchio amico di lassù capita di parlare di quei momenti di gelida magia che hanno arricchito la valle. Non posso dire cosa sia capitato quella notte o cosa sia stato quel fenomeno, col tempo e con lo studio si potrebbero fare più ipotesi sul tipo di evento. Ad esser scettici si potrebbero avere almeno due spiegazioni, qui però non ne farò parola perchè in cuor nostro è rimasta la convinzione che davanti ai nostri occhi quella sera sia capitato qualcosa di davvero particolare. A chiunque voglia confutare tutto ciò anticipo una frase semplice ma ricca di significato se detta con lo sguardo di chi ne è convinto:
"per capire certi eventi è necessario vederli di persona, solo chi li ha visti ha la certezza delle sensazioni che ha avuto".
Ragazzi, eccomi a voi.
Tempo addietro dissi a un amico: "mi piacerebbe finalmente scrivere un libro", lui mi rispose: "nooo troppo faticoso, ci vogliono troppe energie per farlo". Pensò un attimo e poi ribattè:"scrivi un blog". La mia risposta fu netta e insindacabile: "stronzate!". Eccomi quindi qui a registrare un blog ed iniziare a scriverci.
Ho scelto un template che ricorda quella che più è la mia personalità, un lago, una vetta, un bel panorama. Mi ricorda molto il versante ovest del Col Licony per chi di voi c'è stato. Presto posterò un'immagine per far notare l'incredibile somiglianza anche a chi non c'è mai stato.
Sicuro che vi chiederete il motivo della pubblicazione della frase:"Si cercano uomini per un viaggio pericoloso. Bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi di tenebre, rischio costante, ritorno incerto." Ebbene non sto ricercando personale per la mia futura azienda :-) bensì ho riportato semplicemente una frase storica che da ormai qualche anno ricordo come emblema del mio spirito avventuroso. Questa frase è stata scritta su un giornale di Londra nel 1913 da un benemerito sconosciuto quale Ernest Shackleton! Cercava partecipanti per quella che sarebbe stata la prima spedizione trans-antartica della storia dell'umanità! Se vi volete divertire leggete qui: south-pole expedition.